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«L'Antologia è un formicaio»

L’Antologia è un formicaio sul quale Edgar Lee Masters si diletta a piegarsi, ogni tanto, per osservarne la frenesia della vita che vi pullula e a studiarne, dall’esterno, gli ostacoli, trovando soluzioni.

L’Autore anima il cimitero di Spoon River, perché gli epitaffi, alla fine, altro non sono che una selva di note biografiche e autobiografiche, racconti personali, introspettivi, emozionali, pentimenti, rancori, delusioni, sbagli, aspettative realizzate e tradite; sono anche battibecchi a distanza, botta e risposta quasi dialogici tra i protagonisti, compaesani in vita e vicini di sepoltura.

Un racconto di tanti racconti, non sempre semplice da decifrare (anche a causa di una poeticità atipica, tendente alla prosa), di tragedie, commedie, valori, verità (anche smezzate), coraggio, costanze, eroismi e fallimenti. Un enorme backstage della vita sonnacchiosa (ma neanche tanto) di un paesotto baciato dalle rive dello Spoon.

La vita, in fondo, altro non è che un cimitero di ambizioni fallite, di realtà sofferte, di ali tarpate (mutuando le parole di Cesare Pavese, in prefazione): ce lo raccontano anche i morti di Spoon River, al di là di un pessimismo troppo umano, accompagnati dall’Autore nella loro imperitura ricerca di risposte.

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