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«E' il racconto di un viaggio per trovare se stessi.»

E’ il racconto di un viaggio per trovare se stessi.
Davide è un venticinquenne, che, come tanti suoi coetanei, vive e convive con quelle “certezze” che la società gli impone: la famiglia tradizionale; gli studi universitari; una relazione sentimentale; il primo, precario, lavoro e, infine, la ricerca, affannosa e affannata, della felicità.

Poi, in un batter d’occhio, viene scherzato, come spesse volte accade, dalla sorte, che spariglia la sua esistenza, imponendogli: il divorzio dei genitori; la fine del rapporto con il suo primo grande amore, Valentina, finanche a un passo dalla convivenza; la delusione di dover perdere il lavoro dei sogni proprio prima di formalizzare il contratto a tempo indeterminato, dopo lo stage; la morte del nonno materno e l’interruzione di quella amorevole routine della chiamata serale, tutti i giorni, alla stessa ora, dalla dipartita della nonna, compagna di una vita, proprio a un passo dal sogno di una pensione assieme, magari in viaggio.

Il cinismo del destino incattivisce Davide, che serba rancore, verso il fato, che gli ha terremotato tutte le certezze, a una a una, e verso gli altri, spesso troppo illusi e frivoli. Si ritrova disorientato, in una vita che non vede più sua, fatta di disillusione, scetticismo, ansia, passività; finché non si imbatte, a sorpresa, in un particolare lascito del nonno: la richiesta di intraprendere un viaggio, lontano, da solo, per ripercorrerne un altro, fatto dallo stesso anziano, molti anni prima, alla ricerca di un misterioso personaggio, Guglielmo Travi.

La scelta di compiere questo viaggio sarà la slinding door della sua vita.

Guglielmo, detto Guilly, è la nemesi di Davide e del suo deluso isolazionismo: un vegliardo arzillo, scattante, col sorriso contagioso stampato in faccia e nello sguardo; che ha visto troppa vita, per sorprendersene ancora, per non accettarla per come è, per inseguirne le chimere. Intraprendono un viaggio on the road, in moto, per tutto il Vietnam, in lungo e largo: un Paese responsabile e confidente, che ha saputo rinascere dalle rovinose ceneri di una guerra, (ri)aprendosi al mondo e diventando crogiolo di civiltà, culture, religioni, persone, idee, viaggiatori e viandanti.

Da Ho Chi Minh a Ha Giang, passando per Da Lat, Hoi An, Hanoi, Davide scopre il mondo vietnamita, i suoi intrecci inestricabili di traffico, l’alternanza ritmata tra i paesi brulicanti e le silenziose radure, e riscopre se stesso, grazie all’indottrinamento di Guilly, sempre sagace, sempre capace di far trovare, prima, e comprendere, poi, un senso nuovo con cui approcciarsi alle cose della vita.

La vita non ha un senso, prima di tutto, altrimenti alcuni ne sarebbero esaltati e altri terribilmente delusi: può avere il significato che ciascuno, da sè, vuole attribuirle. L’unica certezza è che, nel percorso dell’esistenza, è incluso di tutto, anche gli accadimenti brutti, ineluttabili, che possono essere, però, la tappa verso qualcosa di migliore. Perché se il dolore è inevitabile, la sofferenza è una scelta libera, a cui ciascuno può decidere di condannarsi.

Oppure, può darsi il tempo necessario, per governare la propria mente e non farsi governare; per comprendere che alcune cose sono al di fuori del nostro controllo e accadono perché devono accadere e si possono accettare, o soffrire; per capire che pensare al passato e al futuro, fa perdere di vista il nostro presente, che è l’unica dimensione reale. Per avere contezza che si può imparare a stare bene da solo e a non far dipendere la felicità da nessuno e da niente.
Per sapere che ci vuole pazienza, per tutte le cose belle. Che accadono e l’importante è essere attenti e, soprattutto, disposti a vederle.

Post-fazione.
Questo libro mi è stato regalato, da una persona cui mi lega un sentimento reso “complesso” da alcuni accadimenti della vita. Lo ha acquistato per sé e per me, scegliendolo per il titolo, che a me non piaceva (venato da troppo ottimismo), sì come non m’attirava la copertina.
Ebbene, per certi versi, mi son ritrovato nel protagonista della storia, anche a credere che possa sempre succedere qualcosa di meraviglioso. Esattamente come scoprire, casualmente, un gran bel romanzo, un pomeriggio d’estate, in libreria, grazie all’intuito di una persona cara.

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