2 min read
«E' importante continuare a coltivare quel fiore rosso, soprattutto adesso che stanno venendo a mancare le ultime persone che hanno avuto la cura di piantumarlo.»

Il 25 aprile è la storia di Liliana Benvenuti, nome di battaglia “Angela”, fiorentina nata a Fiesole, classe 1923.

Il 25 aprile è “Un fiore rosso per la libertà”, quello che Angela, in una Italia che di normale aveva poco o, forse, nulla, indossava, scientemente, tra i capelli, anche nelle sue missioni da staffetta partigiana, erto a simbolo proprio di una normalità, della quale si anelava il ritorno.

Un’infanzia difficile, segnata prima dalla dipartita, prematura, della madre, poi, dalla seconda vita familiare del padre, infine dalla ingombrante, irriducibile incomprensione dei motivi per i quali dover considerare propri nemici molti di coloro che, fino al giorno prima, erano stati compagni di banco e di scuola. E’ il prezzo del settarismo dilagante di quegli anni della storia italiana, che squarcia il velo di maya, appalesando la vera realtà delle cose, ma meno di quanto, qualche tempo dopo, fu l’incontro, nella stazione di Campo di Marte, con un vagone bestiame diretto in un campo di concentramento.

Liliana diventa Angela, per quella sua abitudinaria ritualità di affidarsi alla protezione amorevole della madre, prima di ogni missione, tra franchi tiratori, tedeschi e repubblichini, in una esistenza sempre più raminga, sino a sfociare nella latitanza, calata nel bigottismo di una Italia poco avvezza, nei suoi modi verbali e di pensiero, a tollerare l’esistenza di una donna libera, in bicicletta, presenza stanziale in un gruppo di uomini.

Perché la storia dell’antifascismo e di Liliana Benvenuti è anche quella delle donne, che hanno voluto riscattarsi dalla posizione di inferiorità sociale cui erano relegate, andandosi a conquistare un ruolo da comprimarie, prima, e protagoniste, poi, in quella lotta che, oggi, a distanza di poco meno di ottanta anni, ci consente di essere liberi.

Leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, scriveva, nelle sue “Lezioni Americane”, Italo Calvino. Ebbene, questo fumetto plana affabilmente sulle giovani (ma anche su quelle meno giovani) generazioni, per catturarne attenzione e interesse, specialmente adesso che son venute a mancare le ultime testimoni dirette di quella stagione, invernale per le coscienze, ma seguitata da una primavera di fiori, rossi.

Fiori che è importante continuare a coltivare.

Perché la nostra Repubblica, che oggi compie 78 anni, è nata in quel campo di fiori, piantati per tutti, anche e soprattutto per noi. 

Seguici sui social: