Sul calcolo del TEG nell’ambito del contratto atipico di prestito d’uso d’oro.



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Nota a App. Milano, 7 aprile 2021.

di Valerio Maria Pennetta

 

 

 

Con la sentenza in commento, la Corte d’Appello di Milano ha dichiarato l’irrilevanza delle oscillazioni del valore dell’oro e del cambio euro/dollaro ai fini del calcolo del TEG nell’ambito di un contratto atipico di prestito d’uso d’oro.

In particolare, secondo la Corte, il contratto in discorso si caratterizza per la sua aleatorietà, di guisa che le oscillazioni del prezzo dell’oro[1], così come del cambio di valuta, rappresentano variabili dipendenti esclusivamente dal mercato, non già condizioni concordate tra le parti al momento della stipulazione del contratto[2].

Per tali ragioni, le succitate variabili non possono assumere rilievo ai fini del calcolo del TEG, necessario per la verifica della eventuale usurarietà del tasso di interesse concordato tra le parti contrattuali.

 

Qui la sentenza.


[1] Nel caso di specie, il dell’oro veniva stabilito dalle parti tramite il rinvio per relationem al fixing di Londra.

[2] In particolare, la Corte ha affermato che «le oscillazioni del prezzo dell’oro e del cambio dollaro/euro previste dal contratto […] entrano nel computo dell’interesse trimestralmente dovuto allo stesso modo in cui entrano in tale computo le oscillazioni dell’indice in ogni contratto nel quale il tasso di interesse sia indicizzato»; ritenendo in definitiva che «Tali oscillazioni non costituiscono un costo rilevante ai fini della verifica dell’usurarietà».

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