Sulla possibile reviviscenza della garanzia fideiussoria.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 18 marzo 2021, n. 7600.

di Marzia Luceri

 

 

 

 

Il ricorrente, in qualità di fideiussore, proponeva ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d’Appello di Napoli, la quale lo condannava a tenere indenne il soggetto garantito in ragione della dichiarata inefficacia dei pagamenti da esso eseguiti ai sensi dell’art. 67, I comma della Legge Fallimentare. In particolare, il giudice di appello, pur ravvisando l’avvenuta sostituzione-rimodulazione del debito garantito con altro accordo di pagamento, avrebbe omesso di considerare estinta, in ragione di tale rinegoziazione, la relativa garanzia fideiussoria, con conseguente liberazione dei garanti.

Tanto premesso, ravvisata la mancata indicazione da parte ricorrente dello specifico contenuto della garanzia per cui è causa, nonché avuto riguardo all’accertamento eseguito dal giudice di merito circa la sussistenza di un accordo statuente una diversa modalità di estinzione dell’obbligazione (e non l’avvenuta estinzione della stessa), gli Ermellini hanno ritenuto non confacente al caso di specie il generale principio di diritto – richiamato dall’istante –  per cui “la liberazione del fideiussore consegue all’estinzione dell’obbligazione principale, indipendentemente dalle modalità con cui essa avvenga o dalle fonti della provvista sicché, salva una diversa previsione contrattuale, non osta a tale liberazione la circostanza che l’estinzione abbia carattere non satisfattivo per il creditore, per essere il credito originario sostanzialmente immutato, in quanto ristrutturato o sostituito nella sua composizione sulla base di ulteriori finanziamenti o condotte di tolleranza da parte del medesimo creditore” (Cass. n. 5620/2017).

In senso favorevole al ricorrente, la Corte ha evidenziato l’inesistenza di un principio generale di reviviscenza delle garanzie reali o personali nel caso di reviviscenza del credito assistito, giacché “il principio di accessorietà della fideiussione implica soltanto che, con l’estinzione del rapporto principale, resti travolto anche quello accessorio, ma non anche che, simmetricamente, alla reviviscenza del rapporto principale si accompagni il ripristino della precedente garanzia, non potendo, all’uopo, invocarsi il disposto dell’art. 2881 cod. civ., dettato, in via eccezionale, con riferimento alla sola ipoteca” (Cass. n. 18156/2002).

 Tuttavia, rilevato che, nel caso di specie, il giudice di merito ha dichiarato l’inefficacia dei pagamenti effettuati dal debitore ai sensi dell’art. 67 della Legge Fallimentare, e che il ricorrente ha affermato la sussistenza di una clausola statuente la reviviscenza dell’obbligazione fideiussoria nel caso di azione revocatoria fallimentare, gli Ermellini hanno richiamato un ulteriore principio di diritto, secondo il quale la reviviscenza dell’obbligazione principale, in forza di  fatti sopravvenuti, “non comporta l’invalidità della clausola contenuta in una fideiussione, la quale preveda la reviviscenza della garanzia in caso di revoca del pagamento del debito principale ai sensi dell’art. 67 della legge fall.; né tale clausola può dirsi vessatoria come tuttora riferibile al rapporto principale, posto che questo non si è definitivamente estinto con un pagamento valido ed irrevocabile” (Cass. n. 25361/2008).

Ciò posto, non avendo evidenza della suddetta documentazione contrattuale, e non potendo accedere ad una diversa qualificazione rispetto a quella posta dal ricorrente, la Sesta Sezione ha dichiarato il ricorso inammissibile.

 

 

Qui la pronuncia.

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