Sul principio di autoresponsabilità in tema di investimenti finanziari.



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Nota a ACF, 6 novembre 2020, n. 3080.

di Donato Giovenzana

 

Il Collegio non accoglie la domanda di nullità perché le operazioni di acquisto in argomento sono state poste in essere in base ad un valido contratto quadro, così come risulta per tabulas, avendo l’Intermediario versato in atti il contratto regolarmente sottoscritto, contenente una sezione dedicata alla prestazione dei servizi di investimento.

In ordine agli obblighi informativi che, ad avviso del Ricorrente, sarebbero stati violati, il Collegio osserva che dalla documentazione in atti emerge che il Ricorrente ha dichiarato, sul relativo modulo di acquisto, “di aver ricevuto informazioni adeguate sulla natura sui rischi e sulle implicazioni” dell’ordine e di essere stato informato del conflitto di interessi inerente all’operazione; la scheda prodotto consegnata in occasione dell’acquisto reca la dicitura “SUB” con riferimento al codice strumento, individua il titolo come appartenente al gruppo “OBBLIGAZIONI ITALIANE” e ne rappresenta esplicitamente la subordinazione (titolo subordinato: “SI”), nonché la classe sintetica di rischio (“ELEVATA”); indica altresì espressamente che il titolo in caso di dissesto o di rischio di dissesto dell’emittente è assoggettabile al cosiddetto “bail in”.

Inoltre nella stessa scheda prodotto è precisato che il titolo è negoziabile presso l’Internalizzatore sistematico Deal Done Trading. Per quanto attiene a quest’ultimo profilo della negoziazione delle Obbligazioni fuori mercato, per la quale il Ricorrente contesta non esservi stata espressa autorizzazione, si rileva che nella sezione “riepilogo, firme e clausole che richiedono specifica approvazione” del contratto quadro, il Ricorrente ha sottoscritto una dichiarazione con la quale presta specifico consenso all’esecuzione degli ordini al di fuori di un mercato regolamentato o di un sistema multilaterale di negoziazione.

Tutto ciò avrebbe dovuto richiamare l’attenzione e la diligenza del Ricorrente all’atto dell’investimento sui rischi dello stesso; al riguardo, è opportuno ricordare, come più volte ripetuto dal Collegio, il principio di autoresponsabilità, per cui “il cliente è parte attiva del processo di investimento e non è meritevole di tutela colui che non prende opportuna visione di quanto sottoscrive, aderendo supinamente alle modalità operative dell’Intermediario; diversamente, si finirebbe per incoraggiare e premiare comportamenti opportunistici della clientela” (Decisione ACF n. 400 del 24/04/2018).

Al Collegio preme inoltre osservare che, nel caso di specie, il significativo lasso temporale intercorso tra il momento in cui è stata effettuata la profilatura (17/3/2015) e la data di acquisto delle Obbligazioni subordinate in questione (24/5/2016) fa propendere per una interpretazione “non opportunistica” della profilatura del Ricorrente. Profilatura che – vale la pena di sottolinearlo – oltre ad essere stata effettuata più di un anno prima dalla data dell’investimento e non contestata sino al momento del reclamo del Ricorrente, presentava quest’ultimo come un soggetto interessato ad “incrementare significativamente il proprio capitale nel lungo periodo essendo disposto a sopportare anche forti oscillazioni di valore dell’investimento con eventuali rischi di perdite in conto capitale” e con un orizzonte temporale di investimento di “oltre 6 anni”. Profilo che sembra corrispondere all’intento speculativo del Ricorrente che – a ben vedere – nel maggio 2016 acquistava il titolo in questione al prezzo unitario di 81 euro con l’intento di lì a poco (agosto 2018) di vederlo rimborsato alla pari (100). Né sfugge al Collegio – pur trattandosi di un dettaglio, utile però ai fini della complessiva ricostruzione della vicenda – che, così facendo, il Ricorrente ha cercato verosimilmente di replicare un’operazione analoga, anch’essa di natura subordinata su obbligazioni dello stesso Intermediario resistente, posta in essere tra il 2013 ed il 2016 dal fratello del Ricorrente; operazione andata a buon fine con un’ottima performance. Circostanza non smentita dall’instante e sulla quale la Banca resistente ha versato in atti la relativa documentazione probatoria.

Per il che, secondo il Collegio, non sussiste nel caso di specie l’inadempimento e la responsabilità dell’Intermediario.

 

 

Qui la decisione.

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