Assicurazione fideiussoria: natura ed operatività



Cass. Civ., Sez. II, n. 2688 del 30.01.2019

di Giulia De Giorgi

 


FATTO

Nella controversia de qua la ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte territoriale che, confermando la sentenza del Tribunale di Viterbo, aveva rigettato la domanda di parte attrice diretta ad ottenere il pagamento della somma di € 108.982,40, quale corrispettivo di fornitura di vino da tavola garantita da fidejussione (concessa dalla resistente).

SULLA NATURA DEL CONTRATTO

Assicurazione fideiussoria

La Corte d’Appello, conformemente a (uno degli) orientamenti della Suprema Corte in subiecta materia, ha riconosciuto nell’assicurazione fideiussoria una figura contrattuale sui generis: strutturata secondo lo schema del contratto in favore di terzo, essa è un ibrido tra il versamento cauzionale e la fideiussione. È un contratto in forza del quale una compagnia assicurativa (o una banca) assume l’obbligo di pagare una determinata somma al beneficiario (la società cooperativa), al fine di garantirlo nel caso di inadempimento della prestazione a lui dovuta dal debitore.

In merito alla qualificazione delle polizze fideiussorie esistono diversi orientamenti giurisprudenziali; al riguardo, la Cassazione ha ormai ritenuto pienamente applicabile la disciplina del contratto di fideiussione[1] alle polizze fideiussorie[2]; ciò implica che, in caso di inadempimento del debitore, il fideiussore ha l’obbligo di assicurare l’adempimento al beneficiario della polizza e, successivamente, ha diritto di regresso nei confronti del debitore.

Polizze fideiussorie come contratti autonomi di garanzia

In taluni casi, stante la natura insostituibile dell’obbligazione principale, le polizze fideiussorie sono configurate in termini di contratti autonomi di garanzia. Tali polizze fideiussorie sono forme di garanzia atipica e sono stipulate soprattutto nel settore degli appalti pubblici.

Differenze sostanziali[3]:

  1. Oggetto. Nel contratto autonomo di garanzia, l’oggetto può riguardare anche un fare infungibile (es. l’obbligazione dell’appaltatore); diversamente nella fideiussione l’oggetto è individuato per relationem rinviando all’obbligazione principale, ergo richiede la piena fungibilità della prestazione la quale dovrà essere eseguita indifferentemente dal debitore o, in caso di suo inadempimento dal fideiussore;
  2. Causa. Nel contratto autonomo di garanzia essa è analizzabile su due piani:
    1. Macroeconomico: favorire la libera circolazione dei capitali;
    1. Microeconomico: «trasferire da un soggetto ad un altro il rischio economico connesso alla mancata esecuzione di una prestazione contrattuale, sia essa dipesa da inadempimento colpevole oppure no».

La causa della fideiussione è la tutela dell’interesse all’esecuzione della medesima prestazione richiesta nell’obbligazione principale.

  • Accessorietà e riflessi processuali. Nel contratto autonomo di garanzia si spezza il vincolo di accessorietà e ciò ha delle ripercussioni sul regime delle eccezioni: è precluso al garante opporre al creditore le eccezioni proponibili dal debitore principale, principio che invece è fondamentale nel negozio della fideiussione. 

PERDITA DEL BENEFICIO ASSICURATIVO SOLO IN CASO DI INADEMPIMENTO DOLOSO

La Corte territoriale, puntualizzano gli ermellini, nel qualificare l’atto di fideiussione (in favore della società cooperativa) in termini di assicurazione fideiussoria, «avrebbe dovuto verificare la natura e la valenza dell’art. 6 delle condizioni generali contrattuali, costituenti forza di legge fra le parti[4]». Tale clausola contrattuale[5], difatti, sebbene imponga al beneficiario l’onere di comunicare al fideiussore «entro cinque giorni dalla constatazione» ogni fatto o inadempienza del contraente (acquirente del vino non pagato), comportava l’integrale accettazione del contratto da parte della ricorrente ma non subordinava all’inadempimento di tale onere né la decadenza dai benefici assicurativi né sanzioni contrattuali in capo al beneficiario della fideiussione.

Dunque la Corte territoriale, nel considerare il beneficiario decaduto dalla garanzia è incorsa nella violazione dell’ art. 1915[6] c.c. Invero, il tenore letterale della clausola comportava che il beneficiario della fideiussione perdesse il diritto all’indennità solo in caso di inadempimento doloso[7] dell’obbligo di avviso. Nelle restanti ipotesi di condotta colposa[8], e quindi anche in caso di adempimento con ritardo, «l’assicuratore ha soltanto il potere di ridurre l’indennità da corrispondere in ragione del pregiudizio effettivamente sofferto a causa del ritardo».

La Cassazione, in accoglimento del motivo di ricorso, ha ribadito il consolidato principio secondo cui per determinare la perdita del beneficio assicurativo è necessario che la clausola contrattuale preveda un’esplicita decadenza dal diritto del terzo beneficiario nei casi di:

  • adempimento tardivo dell’obbligo informativo da parte del terzo beneficiario;
  • inadempienza del contraente garantito.
 


[1] Art. 1936 c.c.: «è fideiussore colui che, obbligandosi personalmente verso il creditore, garantisce l’adempimento di un’obbligazione altrui. La fideiussione è efficace anche se il debitore non ne ha conoscenza».

[2] Cass. Civ. n. 1724 anno 2016. In tale sentenza la Cassazione ritiene applicabile, salvo deroga delle parti, la disciplina della fideiussione all’assicurazione fideiussoria, stante l’identica funzione di garanzia dei due contratti.

[3] Cass. civ., sez. un., 18 febbraio 2010, n. 3947.

[4] Corte Appello di Roma, n. 6520/2016: «secondo l’orientamento espresso dalla Suprema Corte in materia, la cosiddetta assicurazione fideiussoria, strutturalmente costruita secondo lo schema del contratto a favore di terzo, costituisce una figura contrattuale intermedia tra il versamento cauzionale e la fideiussione ed è contraddistinta dall’assunzione dell’impegno, da parte di una banca o di una compagnia di assicurazione, di pagare un determinato importo al beneficiario, onde garantirlo nel caso di inadempimento della prestazione dovuta dal contraente».

[5] Art. 6 delle condizioni generali del contratto: «il beneficiario dovrà comunicare, con lettera raccomandata, alla Società, entro cinque giorni dalla constatazione, ogni fatto o inadempienza del contraente da cui possano

derivare obblighi alla Società stessa in base alla presente fidejussione».

6 Art. 1915 c.c.: «l’assicurato che dolosamente non adempie l’obbligo dell’avviso o del salvataggio perde il diritto all’indennità. Se l’assicurato omette colposamente di adempiere tale obbligo, l’assicuratore ha diritto di ridurre l’indennità in ragione del pregiudizio sofferto».

[7] Sul carattere doloso o colposo dell’inadempimento dell’obbligo informativo cfr. Tribunale Foggia sez. I, 21 novembre 2013 n. 1669. Per parlare di condotta dolosa è indispensabile «la consapevolezza dell’indicato obbligo e la cosciente volontà di non osservarlo, con onere della prova a carico dell’assicuratore» cfr.Corte appello Napoli 11 luglio 2013.

[8] Sui casi diversi dalle condotte dolose cfr. Tribunale Campobasso 02 febbraio 2012: «nel caso di semplice leggerezza o negligenza, la tardiva denuncia determina una decurtazione dell’indennizzo nei limiti del pregiudizio effettivamente sofferto dall’assicuratore per tale ragione».

 

Qui la pronuncia:  Cass. Civ., Sez. II, n. 2688 del 30 gennaio 2019

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Share via