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«Stati d’animo.»

Non il solito Carrère, ma una mappa per districarsi nel percorso meraviglioso dei suoi romanzi precedenti. Un contributo che spiega chi è realmente l’uomo, ma ancor di più il giornalista e romanziere. Perché ha scelto di scrivere quello che sinora ha pubblicato, in quale ordine e mosso da quale istinto.

La quarta di copertina è un’illusione di romanticismo e arrendevole nostalgia.
Questo libro, invece, è molto di più: un intenso viaggio nel tempo e nei luoghi in cui , originariamente, tutto ciò che ha portato all’odierno Carrère è nato.
Percorsi tortuosi nella geopolitica Russa ed Europea, in cui si sono (forse) districati i vari personaggi di questo romanzo, che è la biografia di tante famiglie, che sfociano nell’autore.

Mettersi a nudo davanti ad ogni lettore è complesso, più che guardarsi nello specchio cercando di riconoscersi. Mettere nero su bianco i propri pensieri profondi e i sentimenti puri, autentici, privati, che si provano per i familiari é quasi eroico.
Un testo complesso, che nelle ultime pagine si scioglie, spogliando ogni personaggio della sua veste pubblica e istituzionale e lasciandolo nudo, nell’autenticità della propria essenza.
Non solo.

Le riflessioni di un figlio ci servono per immedesimarci in un vissuto (il suo) che – se si procede secondo natura – prima o poi toccherà a tutti: dire addio alla madre e al padre. Eppure ciò che davvero resta dopo questa lettura è la domanda esistenziale su cosa gli altri hanno davvero percepito di noi quando ormai resta solo il ricordo di quello che, per loro, siamo stati.

Che genitore, amico, compagno di vita, sono stato e cosa i miei cari ricorderanno dopo che avrò salutato il mondo.
Avrò costruito nel loro immaginario la stessa immagine di me che avevo creato nel mio?

Resteremo tutti con lo stesso dubbio.

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