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«Il Pronto Soccorso è un microcosmo unico nel suo genere.»

Il Pronto Soccorso è un microcosmo unico nel suo genere, un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, in cui si fronteggiano bene e male, a una distanza destinata ad ampliarsi o, drammaticamente, ad accorciarsi.

La protagonista, quasi nel mezzo del cammin della sua vita, si è persa nella sua personale selva oscura, fatta dei ritmi serrati dei turni al nosocomio, di notte, di giorno, di smonto, tra gli “inquietanti ritratti” di chi popola il Pronto Soccorso, tutti uniti dal dolore: alcuni lo provano, altri lo combattono, su questa linea del fronte tra salute e malattia, vita e morte.

A sparigliare le carte nella vita della Dottoressa interviene, una notte, Lucifero in persona: personaggio caustico, sagace, finanche divertente nel suo cinismo. Lui adora le anime sfilacciate, sul punto di cedere, di rompersi, come quelle del personale sanitario messo a dura prova dagli enigmi delle malattie, dalle reazioni dei pazienti (e dei parenti), dagli spazi angusti, dal tempo contingentato, dalla sottodimensionamento.

Lucifero le racconta, con disincanto verismo, la realtà che la circonda, bisbigliandole di desistere dai buoni propositi e proponendole, a un certo punto, anche un patto “salvifico”, che, poi, da eccellente azzeccagarbugli, sa girare a proprio, esclusivo vantaggio. Al prezzo, forse, della perdizione della propria anima.

D’altronde, come si fa a immunizzarsi al dolore? E a quale distanza ci si deve mettere, anche rispetto a quello degli altri?

E, ancora e soprattutto, quale è il prezzo della scelta?

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