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«L'arte di correre è un po', come quella di scrivere, l'arte di vivere.»

Murakami non la definisce la sua biografia, perché, secondo lui, non avrebbe il giusto spessore, preferendo una più azzeccata qualifica di “memorie”. Non si può certamente contravvenire all’interpretazione autentica dell’Autore, ma, in ogni caso, si tratta di un diario di viaggio di una profondità eccezionale, che racconta, apertamente, un aspetto specifico della personalità del suo protagonista: la passione per la corsa, per le maratone e per il triathlon, come esercitazione costante, metodica, per “dare il meglio nella scrittura”.

Questa è una raccolta di cronache di episodi sportivi, che si svolgono sostanzialmente in un triennio e che rappresentano una sorta di autoritratto, dello scrittore-maratoneta, ma anche, per estensione, della condizione umana.
Nella maratona, come nella vita, servono determinazione e perseveranza, costanza e metodica, assunzione di responsabilità e tendenza al miglioramento: la vera corsa, in fondo, deve essere su se stessi, non sugli altri.
Poi, serve saper gestire gli imprevisti. La vita è come viene, dobbiamo rassegnarci e accettarla, a prescindere da ragioni e circostanze. Dobbiamo mettere in conto che, purtroppo, nella realtà, le cose non sempre vanno come si vorrebbe; che quando avremmo bisogno di risposte chiare, possano arrivare cattive notizie, ad amplificare i nostri dubbi.

L’importante, però, è mantenersi in allenamento, continuare a correre, guardare avanti e verso se stessi. Imparare sempre qualcosa di concreto, specialmente dagli errori.
Parola di Murakami Haruki, scrittore (e maratoneta), che, “se non altro, fino alla fine non ha camminato”.

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