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«Le regole del gioco.»

Un assassinio durante una partita di bridge in un contesto al di sopra delle righe: solo le celluline grigie di Poirot possono sbrogliare la matassa e dare la soluzione.

Tutto ha inizio con un insolito invito a cena; il proprietario di casa, l’eccentrico Signor Shaitana, decide di far incontrare quattro assassini impuniti e quattro investigatori, ma durante la cena accade qualcosa: Shaitana viene assassinato.

Da qui ha inizio la caccia al colpevole e, come sempre, snocciolando la vita dei protagonisti vengono alla luce misteri irrisolti e scheletri nell’armadio.
Nel mondo di Agatha Christie nessuno è immune al sospetto e il profilo del colpevole si attaglia quasi perfettamente ad ogni sospettato… fino alle battute finali che portano alla soluzione.

Nel mezzo, la vita dei sospettati viene passata al setaccio dagli investigatori presenti sulla scena del delitto.
Le indagini ufficiali vengono condotte dall’ufficiale Battle, che fa parte di Scotland Yard; ma ufficiosamente sono pronti a coadiuvarlo anche la giallista Signora Oliver, il colonnello Race dei servizi segreti e Poirot.

 

Un testo cerebrale, discorsivo, molto dettagliato con un Poirot in grande spolvero, ineguagliabile nel suo modo di essere, di fare e nelle espressioni tipiche, ma soprattutto nella malcelata certezza che il proprio ragionamento porti sempre all’unica soluzione possibile. Qui, invero, solo per un attimo Poirot tentenna e dubita della propria tesi, ma l’esitazione dura appena una frazione di secondo.

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