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«Si sfoglia il libro, si corre sul filo della tragedia.»

L’ingresso nel nuovo mondo, il passaggio di testimone, la paura di dover affrontare nuove sfide, sebbene “di uno che entra nel suo trentesimo anno non si smetterà di dire che è giovane”, quasi per cullarsi in una bugia bianca, salvifica e immateriale.

Forse oggi il limite si è spostato in avanti e ciò che la poetessa austriaca ha affrontato alla soglia dei trent’anni ora lo si vive entrando nei cinquanta o più.
Che importanza ricopre il numero, quando ciò che conta è l’approccio? Ora come allora, la vera sfida consiste nell’avvertirsi mutati, consapevoli del potere salvifico dell’osservazione e della forza riequilibrante di una nuova struttura che scardini la falsità di ogni contesto.

Il libro è composto da una serie di racconti, confessioni e grida disperate, che risentono (anche strutturalmente) del percorso formativo dell’autrice, rendendo questo lavoro una performance per temerari.

Una lotta contro la pena di vivere che ogni protagonista porta avanti a modo suo.
Una riflessione sulla vita, la speranza di una rivoluzione salvifica dell’orticello che ognuno coltiva dentro di sé.
Il risultato non è garantito, ma la ricerca disperata della speranza del cambiamento produrrà, in ogni caso, un risultato nelle singole vite, sarà comunque un traguardo, una spunta, una tacca di elevazione di livello in una vita che parte in svantaggio.
Il senso della stessa esistenza è racchiuso nella ri-fondazione della vita, un nuovo nascere alle soglie della prossima alba o, nel caso del protagonista del racconto che dà nome al libro, del nuovo decennio: il trentesimo anno.

In ogni racconto il filo conduttore è l’evento scatenante la nuova vita, un punto di rottura, il traguardo della sofferenza causata dall’ignoranza dell’essere, del vivere e vedere la vita; prendersi la briga di creare un nuovo linguaggio (universale?) per riscrivere le sorti del mondo.

Un viaggio nell’animo umano, duro e crudo, assolutamente naturale, senza artifici, imbastito su una struttura tecnica e talvolta dispersiva; un lungo viaggio sul treno della vita, in cui ogni racconto è una fermata.

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