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«"Ci sono persone che passano la maggior parte della vita ad aspettare. [...] Poi un giorno, senza preavviso, si alzano in piedi tra la folla e decidono che è ora.".»

“Ci sono persone che passano la maggior parte della vita ad aspettare. […] Poi un giorno, senza preavviso, si alzano in piedi tra la folla e decidono che è ora.”.
È uno spaccato di una mezza giornata in una stazione affollata: un crocicchio di visi, sguardi, attese, frette, delusioni, aspettative, svolte, casualità, fortune e sfortune, imprevisti, incontri, accadimenti.

Son tutti fotografati, dal punto di vista di ciascuno dei protagonisti, dall’obiettivo dell’autore, che si aggira, silente, tra i binari e il bar, l’interno e l’esterno, la sala d’attesa e il marciapiede.

Una presenza discreta, mai invadente, soffusa, ma, a suo modo, determinante. Osserva, raccoglie e racconta storie. Di amori prematuri, di amori finiti, di amori incompresi. Di ansie, di passati che si ripropongono, di presenti da rifuggire, di futuri da cambiare.

Son tutte storie diverse, ma tutte, allo stesso modo, doverose da raccontare.
Perché, in fondo, le vite, le storie, degli altri servono a dare un senso anche alla nostra; servono a rammentare “che c’è sempre un treno da prendere”, anche quando pensiamo di essere, ormai, in ritardo.

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