Metaverso e Blockchain: nascita di una nuova economia di internet?



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Approfondimento a cura dell’Avv. Biagio Campagna.

 

 

 

 

La blockchain – termine oramai “inflazionato” – è quella la tecnologia che utilizza, in modo inequivocabile e sicuro, le caratteristiche di una rete informatica di nodi, capace di gestire e aggiornare un registro che a sua volta è strutturato in una catena di blocchi contenente dati ed informazioni.

Giuridicamente la blockchain viene definita dall’articolo 8ter del Decreto Legge 135/2018 convertito nella legge 12 del 2019 che, al comma 1, inserisce la stessa all’interno della categoria delle tecnologie basate su registri distribuiti, ossia delle “tecnologie e protocolli informatici che usano un registro condiviso, distribuito, replicabile, accessibile simultaneamente, architetturalmente decentralizzato su basi crittografiche, tali da consentire la registrazione, la convalida, l’aggiornamento e l’archiviazione di dati sia in chiaro che ulteriormente protetti da crittografia verificabili da ciascun partecipante, non alterabili e non modificabili”.

La blockchain è sostanzialmente un libro mastro nel cui sistema vengono registrate delle operazioni che non possono essere in alcun modo snaturate, modificate o manomesse.

Le peculiarità di questo sistema innovativo sono cinque, ovvero: decentralizzazione, trasparenza, sicurezza, immutabilità e consenso.

Ma non finisce qui, la blockchain è applicabile anche ai beni virtuali ed ai beni materiali, più in particolare, i beni materiali sono suscettibili di essere dematerializzati, ossia trasformati in digitale, e di essere registrati e conservati.

Il Metaverso al contrario riproduce ai giorni nostri l’idea di un mondo parallelo, in cui blockchain, smart contracts, NFT (non-fungible token), criptovalute e intelligenza artificiale consentono una fusione fra il mondo reale e quello virtuale.

Il termine Metaverso[1] venne coniato per la prima volta nel 1992, e rappresentava uno spazio tridimensionale all’interno del quale le persone fisiche potevano muoversi ed interagire attraverso degli avatar personalizzati.

Già nel 1996, il giudice Frank H. Easterbrook della Corte d’Appello del Settimo Circuito degli Stati Uniti suggerì, del resto, di definire il diritto digitale come “un segmento a sé stante degli studi giuridici”.

Nel 1997, in un articolo intitolato “Lex Informatica[2], si portò in evidenza poi come nel cyberspazio la legge e la regolamentazione del governo non sono l’unica fonte di produzione di regole, poiché le capacità tecnologiche e le scelte di progettazione del sistema impongono specifiche regole ai partecipanti.

Al riguardo sembra pertanto che la blockchain e il metaverso per vivere dovranno per così dire “parlarsi”, in questo modo gli ordinamenti giuridici potrebbero allora ad esempio regolamentare le imprese attive nel metaverso, per garantire che le regole di protezione dei consumatori siano recepite direttamente nel code.

Si potrebbe quindi azzardare che la legge dovrà raccogliere la sfida di garantire che il code aderisca alle regole applicabili nel mondo fisico e nel cyberspazio convenzionale.

Quindi come si va a costituire questo “trait d’union”?

Il “blockchain metaverse” appartiene, infatti, a quella tipologia di metaverso che non unisce mondo reale e virtuale, ma ne crea uno del tutto alternativo, dotato di regole e ambienti 3D. Si potrebbe parlare di nesso tecnologico tra Metaverso e Blockchain, il tutto basato su vari aspetti riconducibili alla creazione della catena di valore su un sistema pienamente decentralizzato.

Ma quali sono gli aspetti della blockchain che consentono di abilitare un metaverso? In primis gli scambi economici che avvengono mediante un token proprietario. Il detto token è acquistabile utilizzando i servizi di un exchange che consente un cambio tra la valuta reale (denominata valuta fiat) e la criptovaluta.

In secondo luogo, le transazioni avvengono soltanto utilizzando la criptovaluta proprietaria di ciascun metaverso.

Questo cosa vuol dire? Che si deve partire dal presupposto che la criptovaluta, essendo basata su un registro decentralizzato, non è soggetta al controllo diretto delle banche centrali, a differenza di quanto accade nel caso delle valute di stato, come il dollaro o l’euro. Al riguardo qualsiasi soggetto potrà comprare o vendere e l’accordo (che nel mondo reale, di solito è mediato dalle banche centrali) non è mediato da alcun terzo fiduciario, essendo la stessa blockchain pubblica e dunque assurge ad elemento trusted che regola la transazione.

Il tutto quindi risulta strettamente collegato, in quanto sia le terre (le “land”) che la moneta del metaverso sono limitate nelle quantità, sulla base di valori predeterminati. Questo comporta l’innesco del cosiddetto “fenomeno della rarità” che consente nel tempo di compensare l’inflazione e di aumentare il valore delle risorse stesse in funzione dell’incremento della domanda.

All’interno della “blockchain metaverse” tutte le transazioni sono regolate dagli smart contract. Questo vuol dire un’unica cosa, ovvero che sia le attività di compravendita, che gli accordi commerciali ed anche le scritture private, passano per la scrittura di un contratto informatico la cui natura è assolutamente non modificabile e condizionata nel tempo, alle regole stabilite nel contratto stesso.

Questo aspetto non va sottovalutato in quanto va a garantire equità e sicurezza tra le parti in causa, consentendo di implementare nuove opportunità di business in maniera assolutamente creativa. Vale la pena specificare che uno smart contract può, infatti, regolare non soltanto aspetti di natura economica, ma sbloccare, ad esempio, determinate feature in funzione di obiettivi intermedi opportunamente prefissati.

I metaversi fondati sulla blockchain utilizzano gli ecosistemi delle principali blockchain pubbliche, che contengono tutte le tecnologie necessarie per sviluppare quella che di fatto è una nuova applicazione della blockchain stessa.

In tema di metaverso e blockchain, ciò che consente di monetizzare in una blockchain metaverse sono gli NFT, ossia i token non fungibili, che rendono univoca una risorsa digitale, ne determinano un valore di mercato e ne consentono una transazione, la cui moneta è la criptovaluta proprietaria del metaverso, nella sua natura di token fungibile.

Qual è la differenza tra token fungibile e token non fungibile (NFT)?

Il token fungibile è la criptovaluta. Ogni criptovaluta ha un suo registro delle transazioni e gli scambi sono memorizzati nel registro stesso. I token sono frazioni della criptovaluta emessa. Il token non fungibile (NFT) è una risorsa non riconducibile ad altre risorse fisiche o digitali, grazie alle sue caratteristiche distintive. Un token non fungibile è, ad esempio, costituito da un’opera d’arte, così come da una proprietà immobiliare.

Per quanto il suo regolamento sia fondato su una blockchain, essendo di fatto uno smart contract, un NFT non si lega strettamente ad una criptovaluta. È infatti frequente vedere transazioni ibride, come le aste d’arte, in cui è possibile partecipare anche con valuta tradizionale. Il mercato degli NFT è gestito da appositi marketplace, che utilizzano il registro distribuito della blockchain per conservare tutte le transazioni, riconoscendo di conseguenza le eventuali royalty ai creatori originali degli NFT, o di chiunque, per via di accordi pregressi, possa vantare qualche diritto economico sui token.

Addentrandoci – seppur in maniera concisa – ancora di più nei meandri del metaverso, ci imbattiamo nel “Virtual Real Estate” ovvero il nuovo mondo immobiliare nel metaverso basato sulla blockchain. La risorsa principale di una blockchain metaverse è costituito dalla terra (land), una proprietà immobiliare che consente di dare luogo e forma alle proprie attività virtuali.

Il “virtual real estate” è la compravendita di proprietà digitali all’interno dei metaversi, in particolare quelli basati sulla blockchain. Il crescente valore economico dei metaversi e gli investimenti effettuati dai brand attratti dal pubblico presente creano le condizioni ideali per l’investimento, a prescindere dalla volontà o meno di partecipare attivamente alle attività del metaverso stesso. Chiunque sia dotato di denaro da investire può infatti acquistare una serie di proprietà e affittarle a terzi per determinati periodi, esattamente come avviene nel caso del real estate tradizionale.

All’interno delle proprietà del metaverso è possibile creare eventi, come concerti virtuali, oppure giochi, parchi tematici ed altre attività capaci di generare un flusso economico, sia per quanto concerne le risorse necessarie per crearle, sia per il profitto generato dalla partecipazione all’esperienza dagli altri abitanti del metaverso.

Nel metaverso inoltre si parla anche di “branding & marketing”. I brand oltre a partecipare in qualità di sponsor, possono decidere di investire nell’acquisto delle proprietà, laddove dare forma ad attrattive e negozi virtuali. Nel metaverso attualmente sono infatti presenti importanti brand, appartenente ad ambiti di business totalmente differenti. Ognuno di essi implementerà molto probabilmente esperienze diverse, accomunate dall’intento di coinvolgere il loro pubblico di riferimento. L’opportunità di business è chiaramente duplice, in quanto consente da una parte di generare profitti all’interno del metaverso e dall’altra di costituire un importante veicolo promozionale per le attività che i brand esercitano tradizionalmente nel mondo reale.

Un aspetto particolare della blockchain metaverse è costituito dalla sua governance. Non essendoci un unico proprietario in grado di accentrare le decisioni, sono i singoli proprietari degli NFT che compongono il metaverso a doversi fare carico dei processi decisionali. Per rendere il concetto, il metaverso real estate basato sulla blockchain è come un enorme condominio virtuale, in cui si partecipa secondo le proprie quote millesimali, che in ambito blockchain sono espresse in altri termini, ma la cui logica di funzionamento si presenta piuttosto simile. Tale dinamica potrebbe essere al tempo stesso la base di una vera e propria attività politica, capace di innescare dinamiche, ad oggi, del tutto inedite nell’ambito dei mondi virtuali, una realtà affascinante, per quanto non esente da rischi, e ancora tutta da creare, oltre che da scoprire.

In conclusione questi ultimi due anni dal 2019 al 2021, anni in cui si è verificato l’evento straordinario del lock down e il conseguente incremento della permanenza in rete delle persone rimaste prive di contatti fisici e di mobilità, ha fatto sì che il metaverso rappresenti una nuova opportunità per gli acquisti o la pubblicità on line, offrendo una differenziazione ulteriore dei canali di vendita e di promozione, caratterizzata da un proprio profilo degli utenti e quindi capace di affinare le strategie di comunicazione.

Si tratta di una innovazione che allarga l’eventuale platea di destinatari del messaggio e del contatto commerciale per i prodotti esistenti, che porterà prevalentemente ad una redistribuzione delle vendite e degli investimenti pubblicitari attuali, con effetti di aumento delle vendite e dei budget pubblicitari per prodotti che trovano sbocco in quello specifico segmento di pubblico a cui il metaverso si rivolge.

Tuttavia, i servizi e i prodotti offerti dal metaverso, per quanto esclusivi, rappresentano beni facilmente sostituibili. Si tratta di beni che godono solo per poco tempo di una condizione di esclusività. La loro redditività, pertanto, sarà elevata per un breve periodo e scenderà poi ad un livello normale per scomparire con l’obliterazione della sua popolarità e l’affacciarsi di nuovi prodotti e servizi che la tecnologia e la creatività sfornano senza tregua.


[1] Il termine Metaverso venne coniato da Neal Stephenson nel romanzo cyberpunk “Snow Crash”.

[2]Joel Reidenberg, Lex Informatica: The Formulation of Information Policy Rules through Technology,1997.

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