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«Sulle orme dei padri cammineranno i figli. »

Un romanzo di pura invenzione facilmente (e tristemente) adattabile alla schietta realtà quotidiana.

Dietro l’orrore spesso si cela un uomo comune, con famiglia e responsabilità, ma anche con perversioni che sovrastano tutto il resto, persino l’obbligo di protezione verso i più deboli, innocenti, ignari: i figli.

Un romanzo che riesce ad esplorare quell’universo parallelo che ogni bambino, più o meno fantasioso, ricostruisce interiormente.
Il modo innocente e razionale di dare una spiegazione agli eventi della vita, quelli negativi e soprattutto quelli inspiegabili, quei discorsi che “i grandi” glissano per incapacità a relazionarsi con l’apparente fragilità dei piccoli. I bambini elaborano e rielaborano le poche informazioni in loro possesso per tracciare un filo conduttore nelle vicende che gli accadono, soprattutto quando non le capiscono; così sviluppano un’idea, la metabolizzano e cercano di reagire agli eventi.
Sullo sfondo, ma non così lontano, c’è la responsabilità di un genitore di votare la propria vita ai figli, per educarli, proteggerli, salvarli dal baratro di una vita indegna.
La responsabilità del genitore nasce nel momento in cui si incarna il nuovo ruolo, lasciando che la vita “di prima” muoia lentamente, salvandone solo ciò che può servire da corazza per affrontare la nuova sfida.
Svanisce l’uomo e nasce il padre.

È solo un romanzo di fantasia, forse non vale la pena soffermarsi tanto sul senso profondo di ogni immagine tracciata in queste poche pagine dalla maestria di un autore che non delude mai. O forse si.

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