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Nota a App. Ancona, Sez. I, 17 maggio 2024, n. 767.

di Michele Cardenà

Avvocato

La Corte di Appello di Ancona, con la sentenza n. 764/2024 pubblicata il 17 maggio 2024 ha ritenuto che, i bilanci non depositati delle società di capitali, dimostrano, a determinate condizioni ossia quando sono coerenti con le scritture contabili adeguatamente tenute, l’assenza dei requisiti per l’apertura della liquidazione giudiziale della società reclamante. In particolare, Il Collegio dorico richiama, la giurisprudenza di legittimità secondo cui ai fini della prova, da parte dell’imprenditore, della sussistenza dei requisiti di non fallibilità di cui all’art. 1, comma 2, 1.fall., i bilanci degli ultimi tre esercizi costituiscono la base documentale imprescindibile, ma non anche una prova legale, sicché, ove ritenuti motivatamente inattendibili dal giudice, l’imprenditore rimane onerato della prova circa la ricorrenza dei requisiti della non fallibilità[1].

 Nella specie, pertanto, se, indubbiamente, i dati contenuti nei bilanci predetti non depositato presso la camera di commercio, non potevano costituire una prova legale, neppure se ne sarebbe potuta negare, in astratto, la loro attendibilità, poiché coerenti sia con le scritture contabili depositate, sia con la dimensione contenuta dell’attività di impresa, tenuto conto del capitale sociale, della ristretta compagine sociale e dell’impiego di un solo dipendente. Pertanto secondo la Corte di Appello di Ancona il dato conoscitivo delle soglie dimensionali dell’impresa, veicolato dai bilanci non depositati presso la camera di Commercio, esplicano significanza probatoria privilegiata nonostante il mancato soddisfacimento dell’adempimento formale previsto dall’art. 2435 c.c. .Tale pronuncia, che ha portato alla revoca dell’apertura della liquidazione giudiziale, si pone in linea con l’orientamento della Suprema Corte di Cassazione civile , sez. I , 18/06/2018 , n. 16067, secondo cui “Ai fini della prova della sussistenza dei requisiti di non fallibilità di cui all’art. 1, comma 2, l. fall., l’attendibilità dei bilanci degli ultimi tre esercizi non depositati nel registro delle imprese, ma rinvenibili nei libri degli inventari prodotti in sede di reclamo contro la dichiarazione di fallimento, non può essere negata in astratto dal giudice soltanto sulla base della ritenuta non approvazione degli stessi e della non risultanza della data del loro deposito nel registro delle imprese, senza operare uno specifico accertamento e  fornire di conseguenza una concreta motivazione della conclusione raggiunta. (Nel caso di specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza con la quale la corte d’appello aveva respinto il reclamo proposto dalla società ricorrente contro la dichiarazione di fallimento pronunciata dal tribunale, ritenendo che i bilanci costituenti parte dei libri inventari prodotti in giudizio fossero astrattamente inidonei ad assolvere l’onere probatorio di cui all’art. 1, comma 2, l. fall., senza considerare, tra l’altro, che l’avvenuta approvazione dei bilanci stessi poteva essere agevolmente desunta dai verbali delle assemblee depositati nella cancelleria). Tuttavia, in seno alla giurisprudenza di merito, si contrappone un diverso orientamento, rispetto a quello adottato dalla Corte di Appello di Ancona, secondo cui “il In tema di fallimento, i bilanci degli ultimi tre esercizi che l’imprenditore è tenuto a depositare, ai fini della prova della sussistenza dei requisiti di non fallibilità di cui all’art. 1, comma 2, l. fall., sono solo quelli già approvati e depositati nel registro delle imprese, ex art. 2435 c.c.[2]. Tale orientamento non appare condivisibile in quanto avrebbe l’effetto di mutilare il diritto di difesa dell’imprenditore che, per qualsiasi ragione, non ha depositato i bilanci presso la camera di commercio, in quanto non sarebbe consentito allo stesso di poter fornire la prova, con altri mezzi, circa l’assenza dei requisiti per l’apertura della liquidazione giudiziale della società.

 

 

 

 

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[1] Cfr., tra le più recenti, Cass. n. 13746/2017; Cass. n. 24548/2016.

[2] Cfr. App. Bari, 11.05.2023, n.762; App. Palermo, 16.03.2023, n. 536.

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