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Nota a ABF, Collegio di Coordinamento, 2 gennaio 2024, n. 25.

di Luca Cardi

Banca Popolare di Fondi - Servizi Legali

«Littera enim occidit, spiritus autem vivificat».

Nel leggere la Decisione n. 25 del 2 gennaio 2024 del Collegio di Coordinamento dell’Arbitro Bancario Finanziario, tornano alla mente (di noi liceali di qualche anno addietro ormai) le parole di San Paolo Apostolo nella Seconda Lettera ai Corinzi[1].

E, in effetti, il percorso logico-normativo seguito dal Giudice delle controversie bancarie, ci pare possa essere letto in termini di interpretazione della ratio della norma (del suo spirito, per l’appunto), oltre un approccio meramente nominalistico e letterale.

Il motivo del contendere origina da una richiesta di trasferimento di rapporto di conto corrente inoltrata da clientela a banca. Il trasferimento verso la “nuova” banca viene disposto, oltre i termini previsti dalla disciplina sulla portabilità[2][3]. Il cliente richiede, pertanto, che l’istituto bancario sia condannato al pagamento di un equo indennizzo[4]. Il Collegio territoriale, a fronte dei diversi criteri ermeneutici utilizzati da altri Collegi, per l’individuazione del perimetro di applicazione del dettato normativo, ritiene di rimettere la questione al Collegio di Coordinamento. Il quesito è, al dunque, se il conto corrente possa essere considerato alla stregua di un conto di pagamento e se, in quanto tale, il suo trasferimento – dall’uno all’altro operatore – sia da considerarsi “servizio di pagamento” e siffatta casistica soggiaccia, dunque, alle norme in tema di portabilità.

«Ai sensi degli artt. 126 decies ss. TUB. – così argomenta l’ABF – vale (…) la definizione di “conto di pagamento” che è dettata dall’art. 2 (Definizioni), n. 3, della direttiva 2014/92/UE, secondo il quale si tratta di «un conto detenuto in nome di uno o più consumatori usato per l’esecuzione delle operazioni di pagamento». (…) A sua volta, una “operazione di pagamento” è definita art. 2 (Definizioni), n. 5, della suddetta direttiva come «l’atto, disposto dal pagatore o dal beneficiario, di depositare, trasferire o ritirare fondi, indipendentemente da ogni obbligazione sottostante tra il pagatore e il beneficiario». Dal combinato disposto delle suddette definizioni si può quindi giungere alla conclusione secondo cui, ai sensi degli artt. 126 decies ss. TUB, per “conto di pagamento” deve intendersi un conto detenuto in nome di uno o più consumatori, usato per depositare, trasferire o ritirare fondi, indipendentemente da ogni obbligazione sottostante tra il pagatore e il beneficiario.». Conclude, pertanto, il Collegio ritenendo che il conto corrente bancario rientri nella definizione di “conto di pagamento” e che, ad esso, si applichi la normativa in tema di portabilità. «Il trasferimento, su richiesta del consumatore, da un prestatore di servizi di pagamento a un altro, di un conto corrente bancario, con la chiusura di quello di origine, costituisce un “servizio di trasferimento”, il quale è assoggettato alla disciplina dettata dalle disposizioni del capo II ter del testo unico bancario.».

Operata una tale puntuale e rigorosa ricostruzione normativa, cionondimeno l’ABF ritiene che la richiesta della clientela non possa essere accolta. Difatti, laddove debbano applicarsi le norme di cui agli artt. 126-decies e ss., devono ricorrere non solo i criteri di individuazione del relativo perimetro oggettivo (conto corrente bancario da ritenersi equivalente, funzionalmente, a un conto di pagamento), ma altresì essere rispettata la procedura ivi stabilità che prevede – tra l’altro – che «il servizio di trasferimento è avviato dal prestatore di servizi di pagamento ricevente su richiesta del consumatore. A tal fine, il consumatore rilascia al prestatore di servizi di pagamento ricevente una specifica autorizzazione all’esecuzione del servizio di trasferimento». Ebbene, tale ultima circostanza non ricorreva nel caso di specie ove il cliente aveva agito, di propria iniziativa, non attivando la prevista procedura.

Condivisibile è l’interpretazione del Collegio nella misura in cui analizza (a prescindere da considerazioni squisitamente “onomastiche”) il conto corrente bancario sotto un profilo funzionale, correttamente riconducendolo, alla stregua dei servizi tramite esso resi, al concetto di conto di pagamento. Allo stesso modo apprezzabile, è lo sforzo ermeneutico compiuto per non “stravolgere” il dettato normativo, sottolineando che – se di portabilità si vuol discorrere (e di relativa disciplina sanzionatoria) – allora va osservata la procedura prevista dalla norma. In caso contrario, si versa in altra fattispecie normativa e ad essa non può applicarsi un regime di “protezione” che il legislatore ha inteso prevedere rispetto a una determinata e concreta ipotesi.

Queste le conclusioni del Collegio rispetto al caso portato alla Sua attenzione:

«– il conto corrente bancario costituisce un “conto di pagamento” ai sensi degli artt. 126 decies ss. t.u.b.;

– la richiesta di trasferimento di un conto corrente bancario, con la chiusura di quest’ultimo, costituisce un “servizio di trasferimento” ai sensi dell’art. 126 decies, 3° comma, lett. b), t.u.b.;

– nel caso in cui tale servizio di trasferimento sia eseguito oltre il termine di dodici giorni lavorativi che è disposto dall’art. 126 quinquiesdecies, 3° comma, t.u.b., il prestatore di servizi di pagamento inadempiente è tenuto a corrispondere al consumatore, senza indugio e senza che sia necessaria la costituzione in mora, una somma di denaro a titolo di penale ex lege, ai sensi dell’art. 126 septiesdecies, 2° comma, t.u.b.;

– secondo quanto stabilisce l’art. 126 quinquiesdecies, 3° comma, t.u.b., il suddetto termine di dodici giorni lavorativi decorre dalla ricezione da parte del prestatore di servizi di pagamento ricevente dell’autorizzazione del consumatore completa di tutte le informazioni necessarie, in conformità alla procedura stabilita dall’articolo 10 della direttiva 2014/92/UE.»

Va, peraltro sottolineato come ad analoghe conclusioni pervenga altra, e immediatamente successiva, decisione del medesimo Collegio di Coordinamento sia pur traendo spunto da vicenda in parte differente[5].

 

 

 

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[1] Cfr. Treccani, https://www.treccani.it/vocabolario/littera-enim-occidit-spiritus-autem-vivificat/ : “Parole di San Paolo, nella Seconda Lettera ai Corinzî (3, 6), con le quali egli intendeva affermare la superiorità del messaggio di Cristo (fondato sullo spirito, che è vita) rispetto alla legge giudaica (che è lettera scritta e cioè formulazione esteriore). La frase è talora ripetuta per contrapporre all’interpretazione letterale, aridamente materiale di un testo (soprattutto leggi, disposizioni, regolamenti, precetti e simili), l’interpretazione del pensiero riposto nelle parole, dell’intenzione di chi scrive e dei fini a cui mira: che è l’interpretazione vera e più giusta. L’antitesi tra spirito e lettera, ormai entrata nel linguaggio corrente, ha origine appunto da questo passo di San Paolo”.

[2] Banca d’Italia, Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria, Trasferimento dei servizi di pagamento: “Con il Decreto Legislativo del 15 marzo 2017 n. 37, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 30 marzo, è stata data attuazione in Italia alla Direttiva 2014/92/UE (cd. Direttiva PAD, Payment Account Directive) sulla comparabilità delle spese relative al conto di pagamento, sul trasferimento del conto di pagamento e sull’accesso al conto di pagamento con caratteristiche di base”. Documento consultabile al link: https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/normativa/archivio-norme/comunicazioni/com-20170622/com-20170622_trasf-serv-pag.pdf

[3] Cfr. art. 126-quinquiesdecies D.lgs. 385/1993 (Testo Unico Bancario), comma 3: “Il servizio di trasferimento è eseguito entro dodici giorni lavorativi dalla ricezione da parte del prestatore di servizi di pagamento ricevente dell’autorizzazione del consumatore completa di tutte le informazioni necessarie, in conformità alla procedura stabilita dall’articolo 10 della direttiva 2014/92/UE. La Banca d’Italia può dettare disposizioni attuative del presente comma”.

[4] Cfr. art. 126-septiesdecies D.lgs. 385/1993 (Testo Unico Bancario), comma 2: “Salvo il diritto al risarcimento del danno ulteriore, anche non patrimoniale, in caso di mancato rispetto degli obblighi e dei termini per il trasferimento dei servizi di pagamento, il prestatore di servizi di pagamento inadempiente è tenuto a corrispondere al consumatore, senza indugio e senza che sia necessaria la costituzione in mora, una somma di denaro, a tiolo di penale, pari a quaranta euro. Tale somma è maggiorata inoltre per ciascun giorno di ritardo di un ulteriore importo determinato applicando alla disponibilità esistente sul conto di pagamento al momento della richiesta di trasferimento un tasso annuo pari al valore più elevato del limite stabilito ai sensi dell’articolo 2, comma 4, della legge 7 marzo 1996, n. 108, nel periodo di riferimento”.

[5] V. ABF, Collegio di Coordinamento, 2 gennaio 2024, n. 26.

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