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Rivista di Diritto del Risparmio

APPROFONDIMENTI

Mancata iscrizione all’albo ex art. 106 TUB e Cass. Civ., Sez. III, 18 marzo 2024, n. 7243: tana libera tutti! [*]

 

A cura dell’Avv. Dario Nardone[**]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SOMMARIO: Premessa. – 1. Contenuto e conseguenze dell’eccezione. – 2. La distonia di Cass. Civ., Sez. III, 18 marzo 2024, n. 26724/2007 7243 rispetto a Cass. SS.UU.  n. 8472/2022 e n. 26724/2007. – 3. Insanabilità degli atti compiuti dalla SPV tramite il servicer non iscritto all’albo ex art. 106 TUB. – 4. Sul falso problema del difetto della legittimazione dell’esecutato a sollevare l’eccezione de qua. – 5. Sdoppiamento della qualità del servicer in master (iscritto all’albo 106 TUB) e special (non iscritto) quale prassi operativa non autorizzata dalla norma imperativa primaria. – 6. La centralità del controllo di legalità e la mancata prova del controllo effettivo e documentato dal master allo special servicer

 

Premessa.

Sta suscitando un acceso dibattito la recente Cassazione n. 7243/2024 in merito alle conseguenze derivanti dalla mancata iscrizione all’albo ex art. 106 TUB dei servicers incaricati dalle c.d. società veicolo alla riscossione giudiziale dei crediti cartolarizzati.

Le fazioni (come in tutte le questioni bancarie o a queste limitrofe) sono, come sempre, due: la prima, che difende gli esecutati (e non solo), ritiene che mai come prima la Cassazione abbia preso un abbaglio, sia nel dirimere il caso specifico, sia, soprattutto, nella implicazione dei precipitati in termini di stravolgimento dell’intera sistema rimediale conosciuto dall’Ordinamento giuridico – forse, alcuni dicono, nel frettoloso scopo di moderare un contenzioso che sta crescendo a ritmi parossistici.

La seconda, filo bancaria/cessionaria, che gioisce senza, però, guardare alle conseguenze a lungo termine del “provvidenziale” intervento nomofilattico, il quale, pur essendo un unicum nel parterre giurisprudenziale (nel senso che non consta neanche d’un precedente di merito), sta sortendo immediatamente il sollecitato effetto abdicativo in seno ai Giudici dell’Esecuzione[1].

Solo per dovere d’esposizione – essendo argomenti già notissimi agli addetti ai lavori – la discussa Cassazione[2] afferma che, dall’omessa iscrizione nell’albo ex art. 106 TUB del soggetto concretamente incaricato della riscossione dei crediti, non deriva alcuna invalidità, pur potendo tale mancanza assumere rilievo sul diverso piano del rapporto con l’autorità di vigilanza o per eventuali profili penalistici (titolo VIII, capo I, del TUB).

Dunque, nessuno effetto sulla validità degli atti compiuti dai servicers non abilitati (sentenze, ingiunzioni, precetti, pignoramenti, interventi, etc.) e nessuna conseguenza ostracizzante le pendenti procedure esecutive.

 

 

 

 

 

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[*] Contributo approvato referee.

[**] Avvocato del Foro di Pescara.

[1] Ad oggi constano allo scrivente Tribunale di Lodi, ordinanza del 21 marzo 2024, Est. Loi (con patrocinio dello scrivente); Tribunale di Genova, ordinanza 21 marzo 2024, i quali hanno entrambi rigettato l’eccezione trascrivendo integralmente le motivazioni di Cass. 7243/2024.

[2] Per una migliore disamina, v. su questo Portale, https://www.dirittodelrisparmio.it/2024/03/19/il-diavolo-e-nei-dettagli-e-anche-nelle-eccezioni-artificiose-dallomessa-iscrizione-nellalbo-ex-art-106-tub-non-consegue-alcuna-invalidita/?fbclid=IwAR1xx8RwRYmijZugH97GweXOAEWa_RXSflx6u78Yzypj0F8Dl8eA1GGmfM8 con nota di A. Zurlo, Il diavolo è nei dettagli e anche nelle eccezioni “artificiose”: dall’omessa iscrizione nell’albo ex art. 106 TUB non consegue alcuna invalidità.

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