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Composizione negoziata della crisi: proroga dell’esperto negoziatore

di Monica Mandico

Mandico & Partners

SOMMARIO: 1. L’Esperto Negoziatore nella Composizione Negoziata della Crisi. – 2. Assunzione dell’incarico. – 3. Durata. Casi di proroga.

 

1. L’Esperto Negoziatore nella Composizione Negoziata della Crisi.

Nell’ambito del procedimento di Composizione Negoziata della Crisi (CNC)[1] [1] l’Esperto, in qualità di soggetto terzo ed indipendente, è una figura che agevola in maniera riservata le trattative con i creditori e verifica la funzionalità delle stesse rispetto al risanamento dell’impresa, fornendo ai creditori e alle parti interessate un maggiore affidamento sull’assenza di intenti dilatori o poco trasparenti. L’Esperto[2] [2] è l’unico soggetto in grado di porre termine, in qualsiasi momento, alla procedura di composizione negoziata.

 

2. Assunzione dell’incarico.

Una volta accettato l’incarico, l’esperto convoca l’imprenditore – che partecipa personalmente e con l’eventuale assistenza dei consulenti – per valutare la sussistenza o meno di una concreta prospettiva di risanamento.

Se queste prospettive mancano lart. 5 comma 5 DL. 118/2021[3] [3], prevede che l’Esperto, entro i successivi cinque giorni lavorativi, ne dia notizia all’imprenditore e al Segretario generale della Camera di Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato (d’ora in poi, CCIAA) che dispone l’archiviazione dell’istanza di composizione negoziata.

Se, invece, ritiene che le prospettive di risanamento siano concrete, avvia una serrata negoziazione con “le altre parti interessate al processo di risanamento”. Al confronto possono partecipare non solo i creditori, ma anche gli altri protagonisti della vita imprenditoriale, come – ad esempio – i lavoratori o i fornitori, che potrebbero non vantare crediti al momento della presentazione dell’istanza, ma che potrebbero essere chiamati ad assumere un ruolo significativo nel percorso di risanamento aziendale.

E’ opportuno che tali incontri siano “tracciati” attraverso la redazione, da parte dell’Esperto, di un processo verbale sottoscritto dai partecipanti in quanto, ai sensi dell’art. 16 comma 3 DL.118/2021, il suo compenso varia anche in base al numero dei creditori (lavoratori e rappresentanze sindacali esclusi) che partecipano alle trattative; nello specifico, si dovrà tenere conto non dei creditori convocati, ma di quelli effettivamente presenti.

 

3. Durata. Casi di proroga.

Di norma, l’incarico dell’Esperto si conclude con l’archiviazione dell’istanza di composizione negoziata  (e cessazione delle misure protettive eventualmente concesse) in mancanza di concrete prospettive di risanamento; con l’individuazione di una soluzione idonea al superamento della situazione che ha rappresentato il presupposto di accesso alla composizione negoziata; oppure, infine, con il decorso di centottanta giorni dall’accettazione della sua nomina.

Con riferimento a quest’ultima ipotesi, l’art. 17 comma 7 CCII precisa che l’incarico dell’Esperto può proseguire “per non oltre centottanta giorni quando tutte le parti lo richiedono e l’Esperto vi acconsente, oppure quando la prosecuzione dell’incarico è resa necessaria dal ricorso dell’imprenditore al tribunale ai sensi degli articoli 19 e 22 del CCII”.

La prima ipotesi di prosecuzione dell’incarico richiede che l’istanza sia sottoscritta da tutte le parti coinvolte nella negoziazione; in particolare, il legislatore richiede, come unica condizione, il consenso di tutte le parti coinvolte che, come chiarito dalla giurisprudenza con decreto n. 3253/2022[4] [4] sono “i partecipanti alle trattative, non potendosi ragionevolmente fare riferimento a creditori o comunque a terzi formalmente estranei alla procedura di composizione negoziata”.

Dal punto di vista formale, il destinatario sembra essere la Camera di Commercio competente presso cui è stata aperta la composizione negoziata, con un’allegazione che va operata sulla piattaforma.

In realtà, tale potere spetta all’Esperto negoziatore chiamato ad “acconsentire” alla proroga; di conseguenza, l’Ente Camerale ha un ruolo meramente certificativo e non potrà fare altro che limitarsi a prendere atto della documentazione depositata e sottostare alle decisioni dello stesso Esperto.

L’ulteriore ipotesi di prosecuzione dell’incarico dell’Esperto – prevista nella seconda parte del periodo della già menzionata disposizione – non è rimessa all’autonomia privata delle parti. Sul punto, si espresso il Tribunale di Firenze[5] [5] precisando che la sussistenza del requisito della “necessità”, richiesto dalla norma, non può che essere demandata all’organo giurisdizionale.

Di conseguenza – può dedursi che –  in pendenza delle misure protettive o cautelari, se l’Esperto ritiene, in prossimità della scadenza del proprio incarico, che le trattative possano essere ancora fruttuosamente proseguibili, la composizione negoziata dovrebbe ritenersi automaticamente prolungata, al fine di rispettare lo scopo principale per cui la composizione negoziata è stata valuta dal legislatore: massimizzare le possibilità di risanamento dell’impresa.

A ciò si aggiunge che, potrebbe sostenersi che l’automatica prosecuzione dell’incarico dell’Esperto possa configurarsi anche nell’ipotesi in cui non sia stato ancora emesso un provvedimento di conferma delle misure protettive e cautelari.

Difatti, se l’imprenditore depositasse un ricorso per la richiesta di tali misure non congiuntamente all’istanza di nomina dell’Esperto, ma in prossimità della scadenza dell’incarico di quest’ultimo, e l’udienza di conferma delle predette misure venisse fissata oltre tale termine, la prosecuzione dell’incarico diverrebbe indispensabile al fine di permettere al Tribunale di acquisire il parere dell’Esperto, così come richiesto dall’art. 19, comma 4 CCII. 

La proroga automatica in pendenza dei termini delle misure protettive e cautelari non pregiudica gli interessi dei creditori. Infatti, il Tribunale di Reggio Emilia[6] [6], ha evidenziato che i creditori potranno far valere le proprie ragioni in sede di conferma delle misure stesse, poiché, in tale sede, l’organo giudicante è tenuto non solo a sentire le parti coinvolte nella CNC, ma altresì a valutare la sussistenza dell’effettiva realizzabilità del piano di risanamento proposto, mediante un’operazione finalizzata a “contemperare l’interesse dei creditori a vedere soddisfatte le proprie legittime ragioni sul patrimonio dell’impresa, da un lato, con l’interesse del debitore alla prosecuzione dell’attività̀ d’impresa in ripristinate condizioni di salute economico-finanziaria, dall’altro”.

 

 

 

 

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[1] Introdotta per effetto del D.L. 118/2021 poi convertito nella L. 147/2021, è uno strumento di supporto che consente di dare immediato ausilio alle imprese che si trovano in situazioni di squilibrio economico-finanziario o patrimoniale, finalizzato a gestire il loro risanamento.

[2] L’esperto è un professionista, iscritto nell’apposito elenco degli Esperti Negoziatori della Crisi d’impresa istituito presso le Camere di commercio e cioè: avvocato (iscritto da almeno cinque anni all’Albo degli avvocati); dottore commercialista ed esperto contabile (iscritti da almeno cinque anni all’Albo dei dottori commercialisti e esperti contabili) o consulente del lavoro (iscritti da almeno cinque anni all’Albo dei consulenti del lavoro). Per i commercialisti ed avvocati, determinante per l’iscrizione nel registro, è avere una comprovata esperienza nella ristrutturazione aziendale e della Crisi d’impresa (requisito variamente articolato per i consulenti del lavoro e professionisti non iscritti ad ordini professionali).

[3] Il Decreto-legge n. 118 del 2021, convertito nella L.147/2021, detta misure urgenti in materia di crisi d’impresa e di risanamento aziendale, nonché ulteriori misure urgenti in materia di giustizia.

[4] V. Trib. di Palermo, 27 luglio 2022, Est. D’Antoni.

[5] V. Trib. di Firenze, 6 novembre 2023.

[6] V. Trib. Di Reggio Emilia, 27 settembre 2023.

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