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Nota a Trib. Livorno, 29 gennaio 2024, n. 160.

di Antonio Zurlo

Studio Legale Greco Gigante & Partners

Nell’esaminare la doglianza di parte ricorrente relativa alla nullità della clausola determinativa degli interessi corrispettivi, perché pattuita per relationem al tasso EURIBOR, frutto, dal 2005 al 2008, di una intesa manipolativa del mercato, il giudice livornese si disallinea rispetto all’orientamento recentemente espresso dalla Terza Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione.

Invero, se deve darsi atto del fatto che un recente pronunciamento[1] ha affermato che «le intese vietate ai sensi dell’art. 2 della l. n. 287 del 1990 (cd. “legge antitrust”) non sono soltanto quelle trasfuse in contratti o negozi giuridici in senso tecnico, ma anche quelle veicolate da comportamenti o condotte “non negoziali” che, con la consapevole partecipazione di almeno due imprese, restringano o falsino, in qualsiasi forma e in modo consistente, la concorrenza all’interno del mercato; ne conseguono, da un lato, la riconducibilità alla citata nozione normativa dell’accordo manipolativo del tasso Euribor accertato dalla Commissione Europea con decisione del e, dall’altro, la nullità dei contratti “a valle” che si richiamino per relationem al tasso manipolato, assurgendo la predetta decisione a prova privilegiata di un’intesa illecita, alla quale è irrilevante che non abbia preso parte l’istituto bancario contraente», il Tribunale livornese non intende aderire al principio di diritto espresso dagli ermellini.

Appare preferibile continuare a seguire la giurisprudenza di merito maggioritaria, secondo cui la nullità della clausola può essere dichiarata solo ove vi sia la prova che la banca erogatrice del credito e che ha deciso di determinare il tasso corrispettivo per relationem al tasso EURIBOR, abbia partecipato alla intesa manipolativa del mercato avvenuta tra il e il e accertata in sede di Commissione UE. Solo in tale caso, infatti, può dirsi che, sia sul piano oggettivo che soggettivo, che il contratto “a valle” sia l’attuazione dell’intesa illecita “a monte”, presupposto necessario per applicare l’art. 2 della l. n. 287/1990.

D’altro canto, non si comprende come sia possibile individuare un collegamento negoziale, tale da determinare la illiceità del contratto di mutuo nella parte relativa agli interessi in ragione della illiceità della intesa manipolativa, se tra i due negozi giuridici sul piano soggettivo non possa ravvisarsi alcun collegamento e se l’istituto di credito nella determinazione del tasso da applicare ha riposto legittimo affidamento in un tasso come quello EURIBOR, normalmente applicato nella pratica bancaria per la pattuizione dei tassi variabili. Peraltro, su tale specifico aspetto, la Corte di Cassazione nella sentenza, nella recente pronuncia, non motiva affatto, limitandosi ad affermare la irrilevanza della partecipazione della banca creditrice alla intesa manipolativa.

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È tutta una questione di prospettiva.

Dalla Terrazza Mascagni, la prospettiva sulla manipolazione EURIBOR è evidentemente differente rispetto a quella che si gode da Piazza Cavour.

 

 

 

 

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[1] Il riferimento è a Cass. Civ., Sez. III, 13 dicembre 2023, n. 34889, già commentata su questo Portale, con nota di S. Rescigno, Il contratto di leasing finanziario tra trasparenza delle condizioni contrattuali e intese restrittive della concorrenza, 22 dicembre 2023, Il contratto di leasing finanziario tra trasparenza delle condizioni contrattuali e intese restrittive della concorrenza. – Diritto del Risparmio.

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