3 min read

Nota a ACF, 9 febbraio 2024, n. 7177.

di Antonio Zurlo

Studio Legale Greco Gigante & Partners

Con riguardo alla profilatura, il Collegio ravvisa un elemento di criticità nella circostanza documentale che l’Intermediario abbia predisposto un unico questionario, allo scopo di individuare sia il profilo del ricorrente, sia quello della moglie, ancorché sia stato sottoscritto solo dal primo.

Emerge, inoltre, qualche possibile incongruenza tra quanto contenuto nel questionario e taluni elementi obiettivi riguardanti il ricorrente, noti o conoscibili per l’Intermediario. Difatti, risulta riportato un livello alto di conoscenza dei principali strumenti finanziari, con la dichiarazione, per quanto riguarda l’operatività precedente, di non aver effettuato però operazioni in strumenti finanziari, a eccezione di taluni investimenti in quote di fondi comuni e azioni di Sicav; inoltre, è presente la dichiarazione di non disporre di un titolo di studio in ambito economico-finanziario, di non aver svolto nel recente passato un’attività lavorativa nel campo finanziario e di non tenersi informato sull’andamento dei mercati finanziari. Quanto agli obiettivi perseguiti, l’affermazione di essere orientato ad effettuare investimenti principalmente finalizzati alla crescita o al consolidamento del capitale, in un orizzonte di lungo periodo (oltre i 60 mesi), e di avere come propensione al rischio quella di perseguire un rendimento elevato sopportando il rischio di una perdita media (profilo bilanciato) non appaiono del tutto in linea con il profilo soggettivo del cliente, soprattutto tenendo conto dell’età avanzata dello stesso.

Pur tuttavia, non può dirsi che l’Intermediario abbia adempiuto in maniera non corretta gli obblighi informativi prescritti dalla normativa di settore, stante i contenuti della “scheda prodotto” consegnata e che risulta essere stata sottoscritta dal ricorrente al momento dell’esecuzione dell’acquisto. Ivi risulta detto, infatti, che l’operazione sarebbe stata eseguita fuori dai mercati regolamentati, che era presente una situazione di conflitto di interessi, che l’investimento era stato valutato come inadeguato dall’Intermediario, con esplicitazione dei relativi motivi. Inoltre, era chiaramente riportato che si trattava dell’obbligazione caratterizzata da vincolo di subordinazione di tipo “Lower Tier 2” e che, in caso di liquidazione dell’emittente, il capitale e gli interessi residui “saranno rimborsati solo dopo che saranno stati rimborsati i titoli di credito senior (per i quali non è prevista la clausola di subordinazione)”; infine, venivano indicati gli ultimi 3 rating del titolo e le principali componenti di rischio (rischio emittente, rischio di tasso di interesse e rischio di liquidità).

Per quanto attiene agli obblighi informativi successivi all’investimento, sono stati versati in atti dall’Intermediario gli estratti conto titoli, dai quali risultava evidente la progressiva perdita di valore dei titoli, la loro successiva conversione coattiva in azioni dello stesso emittente e le operazioni di raggruppamento azionario poi intervenute, oltre che le comunicazioni relative alle varie operazioni societarie che hanno riguardato l’emittente; risultano anche prodotti i rendiconti di adeguatezza, trasmessi al ricorrente in ottemperanza della disposizione del contratto-quadro sottoscritto. Ebbene, già nel primo rendiconto successivo all’investimento, l’Intermediario reiterava due profili di inadeguatezza, invitando il cliente a recarsi in filiale per vagliare congiuntamente possibili iniziative; invito che veniva reiterato anche successivamente ma che non risulta abbia ingenerato nel cliente odierno ricorrente alcuna iniziativa funzionale alla tutela dei propri interessi.

Conclusivamente, per quanto l’attività di profilatura condotta non possa dirsi che sia stata svolta in maniera del tutto esente da profili di censura, ciò non basta per poter accogliere la domanda di ristoro avanzata da parte ricorrente. Invero, gli obblighi informativi, preventivi e successivi all’investimento, risultano, infatti, essere stati osservati in maniera coerente con la normativa di riferimento e in modo funzionale a farne conseguire scelte d’investimento consapevoli. Lo stesso è a dirsi con riguardo alla valutazione di adeguatezza, con esito motivatamente negativo, che non ha fatto tuttavia desistere il cliente dal porre comunque in essere l’operazione, i cui effetti sono oltretutto perdurati nel tempo, nonostante i warning di segno opposto ripetutamente formulati.

Seguici sui social: