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Nota a Trib. Milano, 29 maggio 2023, n. 4414.

Nel caso di specie, l’opponente contestava l’illegittima applicazione di spese, commissioni e oneri non pattuiti, implicanti maggiori costi rispetto a quelli contrattualmente previsti.

L’analisi del CTU ha portato a ritenere che parte attrice abbia effettivamente corrisposto, per il canone anticipato e per le prime 12 rate, importi maggiori rispetto a quelli indicati in contratto. Poiché gli importi addebitati (e di conseguenza anche il tasso leasing) non corrispondono a quanto pattuito, il CTU ha provveduto a effettuare i conteggi richiesti rideterminando i rapporti dare/avere tra le parti in due ipotesi, delle quali la prima (considerando il piano di ammortamento al tasso contrattuale, escludendo gli importi non pattuiti) deve ritenersi corretta.

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Da quanto in atti e alla luce delle risultanze della CTU, è emerso che non è presente in atti il relativo piano di ammortamento; dalla documentazione in atti non risulta in maniera esplicita l’avvenuto accordo sulla tipologia del piano: difatti, in atti, manca l’eventuale documentazione precontrattuale, dalla quale desumere la volontà negoziale delle parti e dal contratto non risulta l’indicazione della tipologia del piano di ammortamento adottato. Dunque, non è possibile scientemente ritenere che l’opponente fosse consapevole della tipologia di piano di ammortamento derivante dalle condizioni di rimborso pattuite.

Il CTU ha correttamente provveduto a quantificare la differenza tra quanto corrisposto e quanto dovuto sulla base del piano di ammortamento italiano ricalcolato al tasso legale, effettuando il ricalcolo del piano di ammortamento al tasso legale vigente alla stipula del contratto e successivamente quantificare eventuali differenze.

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