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Nota a Trib. Siena, 26 gennaio 2024.

Deve essere riconosciuto al giudice dell’esecuzione il potere-dovere di controllare l’esistenza dei presupposti formali per procedere ad espropriazione e di disporre la chiusura anticipata del processo nel caso di loro insussistenza. Si ritiene, in particolare, che il giudice dell’esecuzione possa disporre la chiusura anticipata del procedimento ogniqualvolta rilevi l’inesistenza originaria o sopravvenuta del titolo esecutivo e la carenza dei requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità dei crediti vantati dai pignoranti. La giurisprudenza di legittimità ha, difatti, più volte affermato che «Il giudice dell’esecuzione ha il potere/dovere di verificare di ufficio, e a prescindere da una opposizione del debitore, l’esistenza del titolo esecutivo e la corrispondenza degli importi pretesi dal creditore con quelli dovuti in base al titolo stesso»[1]. In tali casi, l’opposizione va qualificata quale istanza di sollecitazione dei poteri officiosi del G.E. di verificare la sussistenza di un valido titolo esecutivo posto a sostegno della espropriazione forzata.

Ciò posto, si rileva, con riferimento al caso di specie, che l’art. 106 TUB impone ai fini dell’esercizio dell’attività di concessione di finanziamenti nei confronti del pubblico l’iscrizione da parte degli intermediari finanziari nello speciale albo tenuto da Banca d’Italia. La predetta disposizione, che si applica anche in caso di recupero di un credito ceduto e cartolarizzato ex l. n. 130/1999, ha la funzione preminente di tutelare i risparmiatori e il mercato tramite un controllo rigoroso di quei soggetti che, in quanto autorizzati, svolgono professionalmente attività di prestito di denaro sì che il legislatore ha introdotto un rigido controllo di tutte le società finanziarie non bancarie per garantire c.d. vigilanza equivalente tra istituti finanziari bancari e non e soprattutto al mirato scopo di assoggettarne a verifica costante la sufficiente patrimonializzazione, funzionale alla tutela dei risparmiatori. La dinamica di tali attività prevede spesso la delega del delegato a un terzo: il delegato (c.d. master servicer) delega un terzo (c.d. special servicer) del proprio incarico, in altre parole da un rapporto di procura (cessionario-master servicer) si passa ad un rapporto di sub-procura (master servicerspecial servicer).

Nella specie, la cessionaria del credito ha conferito incarico di special servicer ad altro soggetto, dandogli il potere di agire in qualità di soggetto incaricato della riscossione dei crediti ceduti. Ora, in presenza di credito cartolarizzato ex l. n. 130/99, l’attività di recupero credito può e deve essere svolta solo dalla società vigilata (iscritta all’albo ex art 106 TUB), preventivamente indicata nell’avviso di cessione pubblicato in Gazzetta Ufficiale. L’indicazione del soggetto incaricato della riscossione dei crediti deve essere soggetto iscritto all’slbo ex art 106 TUB e, a riprova di ciò, negli avvisi di cessione di tali crediti -come pubblicati in Gazzetta Ufficiale- viene sempre indicato tale incarico. La particolare qualità di tali società -in quanto iscritte all’Albo ex art 106 TUB- è evidentemente ritenuta dal legislatore una necessaria garanzia del sistema (tanto da dover essere pubblicata in GU ed inserita nei prospetti informativi) a tutela dei superiori interessi in gioco e della «correttezza, affidabilità e stabilità di chi opera sul mercato, in contatto diretto col pubblico».

Nella specie, il giudice senese rileva la sussistenza di incertezze sulla effettiva iscrizione della cessionaria e della special servicer nell’albo ex art 106 TUB e, consequenzialmente, dispone la sospensione dell’esecuzione inaudita altera parte.

 

 

 

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[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. III, 19.05.2011, n. 11021; Cass. Civ., Sez. Lav., 28.07.2011, n. 16610; Cass. Civ., Sez. III, 26.03.2003, n. 4491; Cass. Civ., Sez. III, 09.07.2001, n. 9293; Cass. Civ., Sez. Lav., 23.06.2000, n. 8559; Cass. Civ., Sez. III, 10.09.1996, n. 8215.

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