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Nota a ACF, 17 gennaio 2024, n. 7128.

di Luca De Laurentiis

Praticante avvocato

Nella menzionata decisione, l’Arbitro Controversie Finanziarie si è occupato di obblighi informativi in materia di investimenti. I ricorrenti rappresentavano al Collegio che, avendo avuto intenzione di effettuare investimenti con basso rendimento e con bassissima volatilità, l’Intermediario aveva proposto loro alcuni prodotti finanziari; nello specifico, i primi hanno successivamente scelto un fondo denominato “12 mesi”, il quale aveva un aumento del 5,52% in 5 anni con delle variazioni negative molto basse; di tale fondo i ricorrenti hanno sottoscritto quote in tre tranches, investendo totalmente 300 mila euro.

Immediatamente dopo la sottoscrizione, gli stessi hanno iniziato a maturare delle perdite, e perciò decidevano di dismettere l’investimento.

Di conseguenza, i ricorrenti hanno evidenziato la responsabilità dell’intermediario poiché, oltre ad aver consigliato un prodotto di cui quest’ultimo ne aveva acquisito una compartecipazione, avrebbe comunque dovuto avvertirli che il prodotto inglobava dei rischi, e non offrirlo come prodotto sicuro. Inoltre, hanno lamentato il tergiversare dell’Intermediario invece di disinvestire, in un momento in cui tutti i mercati avevano, al contrario, un segno positivo.

Per i ricorrenti, ciò avrebbe dimostrato che l’intermediario fosse disinformato sul prodotto o che comunque non avesse avuto cura del cliente, o, anche peggio, una volontà di vendere un prodotto così rischioso.

Nel costituirsi nel procedimento, l’Intermediario ha chiesto di rigettare il ricorso, tenendo a precisare che i ricorrenti avevano disposto già una serie di investimenti – tra i quali quelli oggetto di lite – e che, al momento della prima sottoscrizione del fondo “12 mesi” è emerso, dai questionari, un univoco quadro circa la loro alta esperienza e conoscenza di prodotti, nonché la media propensione al rischio e sugli obiettivi di investimento conservativi. Inoltre, sempre l’Intermediario ha specificato come i Ricorrenti abbiano partecipato ad incontri con il personale del primo al fine di valutare diverse tipologie di investimento, e che la sottoscrizione del fondo è stata una scelta dei secondi. L’Intermediario ha specificato che la sottoscrizione del modulo di investimento è avvenuto dopo la consegna della scheda titolo del fondo, che riportava le caratteristiche del titolo, e del KIID predisposto dalla SGR, dove vi erano indicati “obiettivi e politica di investimento”, “profilo di rischio e di investimento” e l’analisi “risultati ottenuti nel passato”, nonché la valutazione positiva dell’adeguatezza dell’investimento inziale. Ancora, l’Intermediario ha sottolineato e puntualizzato la volontà dei ricorrenti di procedere, previo colloquio con il personale, all’aumento periodo di investimento, successivo alla prima sottoscrizione. I ricorrenti, nel corso delle tre tranches, hanno sempre avuto a disposizione l’analisi post-vendita del proprio dossier per il relativo controllo, dove sussistevano l’adeguatezza del portafoglio sia sul piano temporale che della rischiosità, e dell’esposizione verso l’emittente; l’intermediario ha evidenziato la consegna ogni volta di tutta la documentazione informativa precontrattuale necessaria, e del KIID. Nel contestare di aver agito in conflitto d’interesse per la relativa compartecipazione della SGR o partner della stessa, l’Intermediario ha voluto ribadire che nessuno ha consigliato ai ricorrenti di mantenere i titoli e che il report rilasciato confermava la perdurante adeguatezza del portafoglio, non facendo riferimento a strategie di investimento, e che i ricorrenti, in sede di profilatura, avevano dichiarato il mantenimento della posizione anche in caso di controvalore dei titoli; il medesimo Intermediario ha evidenziato di non aver mai assunto – neanche contrattualmente – tali obblighi informativi, prevedendo che la consulenza sarebbe stata prestata in via episodica in relazione a specifiche operazioni, non in modo periodo e continuativo, non soggiacendo obblighi per l’intermediario di monitorare nel tempo gli investimenti raccomandati e la loro adeguatezza nel tempo. Dunque, per l’Intermediario era nella facoltà del cliente consolidare la perdita, i quali hanno deciso di mantenere la partecipazione, sperando nella risalita del titolo.

Il Collegio, nel rigettare la domanda dei ricorrenti, ha deciso che, in caso di commercializzazione di quote di OICR, gli obblighi informativi sono da ritenersi compiutamente assolti dall’intermediario mediante la messa a disposizione del cliente del KIID relativo al fondo, il quale nel caso di specie è comprovato dalle dichiarazioni dei ricorrenti nei moduli di sottoscrizione[1].

Nel KIID, evince l’ACF, era indicato che il fondo: a) aveva l’obiettivo di conservare il capitale investito; b) investiva principalmente in strumenti finanziaria di natura obbligazionaria e/o monetaria di emittenti sovrani, sovranazionali, agenzie, e, fino al 50% del totale, di emittenti societari; c) aveva una durata finanziaria non inferiore ai sei mesi e non superiore ai dodici mesi; d) poteva utilizzare strumenti finanziari derivati con finalità di copertura dei rischi, investimento ed efficiente gestione del portafoglio; e) era caratterizzato da un grado rilevante di discrezionalità rispetto al benchmark; f) presentava un profilo di rischio/rendimento pari a 2 su scala da 1 a 7; g) presentava rischi di liquidità, di controparte, di credito ed operativi non adeguatamente rilevato dal predetto indicatore sintetico.

Dunque, a parere del Collegio “la rappresentazione fornita dall’Intermediario ai ricorrenti di un investimento caratterizzato da un profilo di rischio/ rendimento pari a 2 era […] coerente con quanto indicato nel KIID, il cui contenuto non può essere messo in discussione in tale sede”. Infatti, l’accertamento di merito richiederebbe la valutazione del rispetto di obblighi – come sono quelli relativi alla predisposizione di documenti (tra i quali rientra il KIID) riguardanti offerta di quote o azioni di OICR – che rinvengono la loro disciplina nella Parte IV del TUF relativa agli emittenti e nel regolamento attuativo (c.d. Regolamento Emittenti), e non invece nella Parte II del TUF, al quale l’art. 4 primo comma, del Regolamento ACF fa riferimento al fine di tracciarne i limiti di competenza di tale Arbitro[2].

L’Arbitro ha contestato ai ricorrenti anche l’indebito parallelismo tra l’indicazione di un profilo di rischio/rendimento pari a 2 e la presentazione dell’investimento come “sicuro” da parte dell’Intermediario: ciò perché non è giustificato in base a quanto viene indicato nel KIID ricevuto, nel quale veniva precisato che fianco l’appartenenza del prodotto alla categoria più bassa, non avrebbe comunque garantito un investimento scevro da ogni possibile rischio.

Riguardo al potenziale conflitto di interessi, sollevato dai ricorrenti, per il fatto che l’Intermediario abbia consigliato un prodotto di cui aveva acquisito una compartecipazione, il Collegio dell’ACF ha ravvisato una formulazione allusiva e non circostanziata, tale da rendere la contestazione di uno specifico obbligo non soddisfacente, considerato anche che la disciplina di settore non prevede il divieto di operare in presenza di un (eventuale) conflitto di interessi.

Infine, secondo l’ACF non risulta idoneamente provata neanche la contestazione circa la presunta consulenza dell’intermediario finalizzata al mantenimento degli investimenti effettuati, piuttosto che una loro dismissione per limitare le perdite; anzi, si evince esattamente il contrario. Per il Collegio è emerso che l’Intermediario ha rilasciato un report di portafoglio recante l’illustrazione del portafoglio stesso, il dettaglio delle performance per asset class e tipo di rapporto, l’indicazione delle caratteristiche dei prodotti ai fini MiFID, la scomposizione del portafoglio per controllo MiFID, il profilo di investimento dei clienti e gli esiti (positivi) dell’adeguatezza. Il report non conteneva nessun consiglio dell’Intermediario di conservare le quote del fondo, né i ricorrenti – sui quali gravava l’onere probatorio, poiché trattavasi di elementi attinenti ai rapporti intercorsi con il personale del resistente – hanno dimostrato di aver ricevuto verbalmente un simile consiglio. Tra l’altro, non si poteva neanche ritenere che l’Intermediario avesse l’obbligo di intervenire in modo autonomo per raccomandare il disinvestimento: infatti, un simile intervento non si doveva neanche esigere, in base alle condizioni generali del contratto relative al servizio di consulenza, che prevedevano che “la consulenza [sarebbe stata] prestata in via episodica in relazione a specifiche operazioni e non in via periodica e continuativa e [l’Intermediario] non assume[va] alcun obbligo di monitorare nel tempo gli investimenti raccomandati e […] e la loro adeguatezza nel tempo”. Inoltre, sarebbe stata ingiustificata un’ipotetica raccomandazione di disinvestimento; ciò perché il portafoglio aveva superato in modo positivo il controllo di adeguatezza, così come erano adeguate le operazioni contestate.

 

 

 

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[1] Cfr. ACF, 24 novembre 2023, decisione n. 7006, per il quale a tali dichiarazioni va attribuito valore probatorio pieno del fatto ivi attestato

[2] Cfr., in senso conforme, anche ACF, 3 gennaio 2024, decisioni nn. 7091-7092-7093-7094.

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