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Nota a ABF, Collegio di Bologna, 07 luglio 2023, n. 6948.

La decisione in commento giunge in seguito alla proposizione di un ricorso innanzi al Collegio Arbitrale Finanziario di un titolare di una carta di credito e due carte di debito che aveva riscontrato durante un viaggio negli Stati Uniti diversi malfunzionamenti e il successivo blocco cautelativo. I disservizi lamentati consistevano nel rifiuto delle suddette carte da parte di esercizi commerciali e ATM. Il ricorrente si rivolgeva al Collegio Arbitrale chiedendo il danno patrimoniale e la liquidazione in via equitativa del danno non patrimoniale.

Per dirimere la controversia il Collegio rilevava in primo luogo che in relazione al blocco dell’utilizzo di uno strumento di pagamento le condizioni di legittimità sono da rinvenirsi nell’art. 6 del d. Lgs. 11/2010, secondo comma, il quale prevede che i giustificati motivi attengono la sicurezza dello strumento, il sospetto di un suo utilizzo fraudolento o non autorizzato, e nel caso in cui lo strumento preveda la concessione di una linea di credito per il suo utilizzo. Un significativo aumento del rischio che il pagatore non sia in grado di ottemperare ai propri obblighi di pagamento.

Il Collegio giudicante prosegue poi la disamina citando le decisioni ABF, Collegio di Roma, nn. 2485/2023 e 4568/2016 in punto di risarcimento del danno patrimoniale. L’arbitro specifica che è onere della parte ricorrente quello di fornire adeguata prova del danno che assume aver patito, e che detto danno non si sia concretizzato in meri “disappunti o perdite di tempo”. Infatti, deve chiaramente e necessariamente emergere dalla documentazione allegata e prodotta la ricorrenza di un serio pregiudizio che sia conseguenza immediata e diretta della condotta contestata all’intermediario. Nel caso di specie il ricorrente non forniva adeguatamente prova del danno subito in quanto si limitava a chiedere il rimborso delle commissioni applicate su alcuni prelievi, il rimborso del costo annuale delle carte e il rimborso della benzina per la ricerca di un ATM presso il quale effettuare i prelievi senza fornire riscontro probatorio.

In linea poi con la giurisprudenza ormai granitica la decisione sulla richiesta del danno non patrimoniale. Come noto[1], la sua sussistenza non è in re ipsa ma deve essere provata anche facendo ricorso a presunzioni semplici e nozioni di comune esperienza. La parte è, quindi, sempre onerata anche in caso di richiesta di liquidazione in via equitativa all’indicazione di idonei elementi di valutazione. Il ricorrente deve, quindi, anche in caso di richiesta di valutazione in via equitativa, far risultare dagli atti elementi oggettivi di carattere lesivo, da ricondursi in maniera certa, e che si traducano in un pregiudizio economicamente valutabile ed apprezzabile anche semplicemente in considerazione dell’id quod plerumque accidit conseguenza della condotta illecita almeno in termini di elevata probabilità[2]2.

In conclusione, nonostante l’assenza di elementi di innovatività. la pronuncia in commento risulta essere di particolare interesse data la difficile reperibilità di decisioni sul tema.

 

 

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[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. Un., 11.11.2008, n. 26972.

[2] Cfr. ABF, Collegio di Bologna, nn. 2131/2023 e 4274/2019.

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