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«Roma gli è sempre parsa una città sinistra, pozzo di corruzione pieno di uomini scandalosamente ricchi e di sventurati disperatamente poveri.»

Roma, città eterna, raccontata come un estraneo non riuscirebbe a concepirla, con i suoi spaccati di vita quotidiana, gesti che si ripetono da millenni, sempre lì, sulle stesse strade, nelle stesse piazze.
Usi, abusi, abitudini di un “popolo” a sé stante in una città che è vita e morte, sorprendente bellezza e straziante trascuratezza morale ed estetica, in cui la civiltà si mescola spesso al degrado estremo.
In questo contesto si tessono le trame di uno degli omicidi più efferati della nostra storia moderna. Se ci si estranea per un istante sembra quasi di leggere un buon romanzo criminale, ma purtroppo qui si descrive una pagina di cronaca nerissima della nostra Penisola.

La vicenda, di per sé, lascia sgomenti per la crudeltà e l’efferatezza dei fatti, per la necessità di infierire oltre ogni limite di sopportazione e di immaginazione. Ragazzi, quasi uomini, di diversa estrazione sociale, che si incontrano per scopi diversi: chi perché crede di aver trovato una scorciatoia nella scalata sociale e chi, vivendo già in cima, per placare la noia di una vita troppo piena di futilità.

La noia sviluppa l’ingegno, talvolta. In questo caso no.

Oltre la cronaca della vicenda in sé, le testimonianze, gli stralci del processo e le reazioni dei protagonisti e delle famiglie, l’autore riesce a far emergere una complessa disamina della natura umana, delle voglie inconsce, della sete di conoscenza del più vero “io”, della volontà di spingersi oltre il comunemente accettabile, della macabra scoperta di quanto deplorevole possa essere il proprio istinto primordiale, supportato da una cattiveria razionalmente infondata.

Un’opera ben riuscita, strutturalmente concepita per “rapire” il lettore, invogliandolo a leggere ancora un’ultima pagina anche quando le palpebre stanno per cedere alla stanchezza.
Un registro pulito, snello ma mai banale, puntuale, dettagliato ma adatto ad un vasto pubblico. La narrazione è incalzante. La scelta di alternare stralci di interrogatorio a brevi descrizioni di deposizioni di terzi è azzeccata perché spesso aiuta a contestualizzare le parole dei protagonisti.
Qualcosa che rimane e che fa riflettere anche dopo aver girato l’ultima pagina e chiuso la copertina.

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