5 min read

Nota a App. Napoli, Sez. III, 6 dicembre 2023.

di Antonio Zurlo

Studio Legale Greco Gigante & Partners

«Prior in tempore, potior in iure»

Nel caso di specie, l’antefatto è che l’assenza di un contratto inter partes è stata allegata da parte attrice e, contestualmente, la Banca convenuta, con l’originaria comparsa di costituzione e risposta, ha opposto l’esistenza di un valido contratto, senza, pur tuttavia, curarne il deposito.

Sotto il profilo strettamente giuridico, è nota la giurisprudenza, sia di merito che di legittimità, che afferma che, se agisce in giudizio il correntista (con azione di accertamento negativo del saldo di conto corrente o di ripetizione dell’indebito), è onere dello stesso, in applicazione degli ordinari criteri di riparto sanciti dall’art. 2697 c.c., fornire la prova dei propri assunti e produrre la documentazione posta a base delle proprie richieste. Il cliente, che invochi l’adozione di una sentenza di accertamento della parziale nullità del contratto di conto corrente, poiché redatto in violazione delle disposizioni imperative in tema di divieto di anatocismo o di usura, e di condanna della Banca alla restituzione degli importi in ipotesi illegittimamente versati in applicazione delle clausole negoziali colpite da nullità, deve produrre in giudizio (nel rispetto delle preclusioni istruttorie, che coincidono con lo spirare dei termini di cui all’art. 183, comma 6, c.p.c.) la sequenza degli estratti conto e ogni altra documentazione rilevante.

Più recentemente è stato ribadito che, nei rapporti bancari di conto corrente, ove sia il correntista ad agire giudizialmente per l’accertamento giudiziale del saldo e la ripetizione delle somme indebitamente riscosse dall’istituto di credito, questo dovrà farsi carico della produzione degli estratti conto[1].

È sempre la Corte Suprema di Cassazione ad aver avvertito l’esigenza di precisare che, fermo l’onere del cliente (ma solo quando si faccia questione di un contratto pacificamente concluso per iscritto) di provare l’inesistenza della causa giustificativa dei pagamenti effettuati, mediante la produzione del contratto, giacché è attraverso tale documento che potrà dimostrare l’assenza delle disposizioni che potrebbero giustificare l’addebito delle somme corrispondenti[2], nell’ipotesi in cui, invece, si alleghi la conclusione del contratto verbis tantum o per fatti concludenti: «è possibile che quest’ultima allegazione sia incontroversa tra le parti, e allora il giudice deve dare senz’altro atto dell’integrale nullità del negozio e, quindi, anche dell’assenza di clausole che giustifichino l’applicazione degli interessi ultralegali e della commissione di massimo scoperto. Ma è possibile, pure, che la domanda basata sul mancato perfezionamento del contratto nella forma scritta sia contrastata dalla banca (che quindi sostenga la valida conclusione, in quella forma, del negozio): e in tale seconda ipotesi non può gravarsi il correntista, attore in giudizio, della prova negativa della documentazione dell’accordo, incombendo semmai alla banca convenuta di darne positivo riscontro»[3].

Del resto, la stessa Corte d’Appello di Napoli ha avuto, invero, plurime occasioni[4] per precisare che, nel caso in cui ci si trovi al cospetto di due allegazioni di segno opposto (quella negativa, attorea, e quella positiva, della Banca), ambedue astrattamente sostenibili, il contrasto debba essere risolto, affermando il primato dell’allegazione negativa attorea, piuttosto che di quella positiva del convenuto, senza che si possa discorrere di inversione dell’onere probatorio e, tantomeno, di eccezione alla regola dell’onere probatorio di cui all’art. 2697 c.c.[5].

È ben noto che gli elementi costituivi della domanda di ripetizione dell’indebito sono rappresentati dal pagamento e dalla mancanza di causa debendi. Plurime possono essere, invece, le fonti dell’indebito (usura, anatocismo, indeterminabilità della c.m.s.), non necessariamente identificabili nell’assenza di preventiva pattuizione di condizioni economiche. Ebbene, nel contenzioso bancario, l’onere probatorio, ricadente sull’attore in ripetizione, si ritiene compiutamente assolto mediante la produzione degli estratti di conto corrente, ma se accanto a siffatta produzione l’attore allega l’insussistenza di condizioni economiche preventivamente pattuite, sarà onere della Banca contestare efficacemente l’allegazione (negativa), senza limitarsi, come accaduto nel caso di specie, ad allegare l’esatto contrario, vale a dire l’esistenza di condizioni economiche (per come documentate ed applicate negli estratti di conto corrente ex adverso prodotti), per poi fare affidamento sull’onere probatorio, ricadente su controparte, di provare il fatto positivo contrario alla allegazione negativa.

In altri termini, se l’attore, dopo aver affermato di essere creditore di una determinata somma di denaro indebitamente versata a controparte, dichiara che il rapporto di conto corrente attenzionato non risulta supportato da alcuna preventiva pattuizione in ordine alle condizioni economiche, e, al contempo, il convenuto si limita ad allegare (in modo del tutto generico) l’esistenza di condizioni economiche regolanti il rapporto, ci si trova dinanzi a due allegazioni, di segno opposto, ma del tutto equipollenti. In una simile ipotesi, l’allegazione negativa (generica) dell’attore (inesistenza di condizioni economiche), per quanto temporalmente precedente quella positiva dell’avversario, vale, da un lato, quale contestazione del fatto impeditivo o modificativo (dettato dall’esistenza di valide pattuizioni economiche), dall’altro, risulta sufficiente a rendere controverso e, quindi, bisognoso di prova, il fatto impeditivo (o modificativo) medesimo, in quanto allegato in modo altrettanto generico dal debitore convenuto. Le due allegazioni si equivalgono nel difettare di specificità, ma l’allegazione negativa dell’attore conferisce a quella positiva del convenuto un carattere controverso, che il difetto di specificità di quest’ultima non riesce a superare[6].

 

 

 

_____________________________________________________

[1] Cfr. Cass. n. 4718/2022, per cui «con tale produzione, difatti, il correntista assolve all’onere di provare sia gli avvenuti pagamenti che la mancanza di causa debendi».

[2] Cfr. Cass. n. 33009/2019.

[3] Cfr. Cass. n. 6480/2021.

[4] Cfr. App. Napoli, Sez. III, n. 5197/2022; App. Napoli, Sez. III, n. 1362/2023.

[5] In effetti, l’eccezione, vale a dire la conseguenza logica (rappresentata dal fatto che non si possa fornire prova di ciò che si assume essere inesistente), si porrebbe in ontologica incompatibilità con la premessa giuridica (la regola) dell’onere probatorio di cui all’art. 2697 c.c. (ricadente sulla stessa parte che ne afferma l’inesistenza), finendo, non già per confermarla, bensì per annullarla.

[6] Il risultato dello scontro dialettico tra le parti è che il fatto impeditivo o modificativo (esistenza di condizioni economiche) resta all’interno del thema probandum (dal quale, invece, si sarebbe dovuto ritenere espunto, perché pacifico, se l’allegazione negativa attorea avesse trovato conferma nelle difese del convenuto), con conseguente onere relativo a carico del debitore, onerato di contestare “specificatamente” le avverse allegazioni.

Seguici sui social: