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Nota a Corte Cost., 11 dicembre 2023, n. 215.

Massima redazionale

E’ costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 77, secondo comma, Cost.  l’art. 54-ter, comma 2, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73 (Misure urgenti connesse all’emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali), convertito, con modificazioni, nella legge 23 luglio 2021, n. 106, che disciplina la fase transitoria della riforma del sistema camerale della Regione Siciliana, difettando il necessario requisito dell’omogeneità, in assenza di qualsivoglia nesso funzionale tra le disposizioni del decreto-legge originario e quella introdotta, con emendamento, in fase di conversione.

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La specificità della materia, nonché lo ius superveniens, (ritenuto ininfluente dalla Corte) potrebbero indurre a trascurare la sentenza in commento, che va invece segnalata, quale (ennesima) sanzione di una pessima tecnica legislativa, consistente nell’infilare in una legge di conversione disposizioni che nulla hanno a che vedere con la materia trattata dal decreto legge.

Nello specifico, il d.l. n. 73 del 202 si presentava come un provvedimento a contenuto plurimo, volto alla finalità unitaria di introdurre misure di sostegno economico in svariati settori produttivi, in relazione alle conseguenze dell’emergenza epidemiologica, vale a dire: sostegno alle imprese, all’economia e abbattimento dei costi fissi; accesso al credito e liquidità delle imprese; tutela della salute; lavoro e politiche sociali; sostegno agli enti territoriali; politiche per i giovani, la scuola e la ricerca, oltre ad alcune misure di carattere più settoriale in materia di cultura, di agricoltura e trasporti. Viceversa la norma impugnata dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana prevedeva, in via transitoria, in attesa della definitiva riorganizzazione del sistema camerale siciliano, l’istituzione, con decreto del Ministro per lo sviluppo economico, di due nuove CCIAA in sostituzione del precedente assetto, in particolare quella di Catania e quella di Ragusa, Siracusa, Caltanissetta, Agrigento e Trapani, in sostituzione del precedente assetto.

Tale intervento, osserva la Corte,  “ attiene alla configurazione e alla concreta operatività di alcune delle CCIAA siciliane, ossia di soggetti ab origine non considerati, nemmeno indirettamente, dall’originario decreto-legge, come dimostrato dal preambolo, dalle rubriche e dai contenuti normativi dei singoli articoli che lo componevano. La genesi della disposizione censurata evidenzia dunque la mancanza di un collegamento con alcuno degli originari ambiti di intervento del decreto-legge originario.” Difetta, insomma, quell’indispensabile nesso funzionale con le materie oggetto del decreto legge. E tale difetto è riscontrato sulla base  “di molteplici indicatori, individuati dalla giurisprudenza costituzionale nella coerenza della norma rispetto al titolo del decreto e al suo preambolo (sentenze n. 186 del 2020, n. 288 e n. 33 del 2019, n. 137 del 2018); nell’omogeneità contenutistica o funzionale della norma rispetto al complessivo apparato normativo del decreto-legge (sentenze n. 186 e n. 149 del 2020, n. 97 del 2019 e n. 137 del 2018); nello svolgimento dei lavori preparatori (sentenze n. 288 del 2019, n. 99 e n. 5 del 2018); nel carattere ordinamentale o di riforma della norma (sentenze n. 33 del 2019, n. 99 del 2018 e n. 220 del 2013).”

La palese estraneità della norma, rispetto ai contenuti e alle finalità del decreto-legge in cui la stessa era stata inserita, non manca di ricordare la sentenza in rassegna, aveva  anche formato oggetto di uno specifico rilevo del Presidente della Repubblica nella lettera inviata il 23 luglio 2021 ai Presidenti del Senato della Repubblica, della Camera dei deputati e al Presidente del Consiglio dei Ministri, in occasione della promulgazione della legge di conversione.

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