1 min read

Nota a ACF, 30 giugno 2023, n. 6646.

di Sara Rescigno

Tirocinante ACF

La controversia presa in esame affronta il tema del non corretto adempimento degli obblighi di informazione attiva e passiva gravanti sull’Intermediario durante la prestazione dei servizi di investimento.

Più nello specifico, i Ricorrenti hanno lamentato all’Intermediario odierno resistente i seguenti profili:

  1. L’inattendibilità dei questionari MiFID, atteso che essi non rispondevano al proprio grado di cultura e conoscenza finanziaria degli strumenti. In particolare, i Ricorrenti hanno rilevato che, mentre i questionari MiFID del 2011 e del 2014 contenevano l’affermazione dei Ricorrenti ‘‘di non conoscere le obbligazioni in valuta estera e gli strumenti non tradizionali/Obbligazioni strutturate/ Warrant/Covered Warrant/Derivati’’, il successivo questionario del 2015 conteneva la dichiarazione dei Ricorrenti di conoscere gli strumenti finanziari appena citati;
  2. La mancata valutazione di adeguatezza degli investimenti effettuati, malgrado l’erogazione del servizio di consulenza e considerata anche la propensione al rischio ‘’bassa’’ dei Ricorrenti, e l’inadeguatezza dei titoli oggetto di controversia, dal momento che si trattava di titoli obbligazionari illiquidi e quindi di natura complessa ai sensi della comunicazione n. 97996 del 22.12.2014.
  3. la violazione degli obblighi di informazione, posto che l’Intermediario non li ha informati delle caratteristiche e dei rischi degli strumenti acquistati, non essendo sufficienti le mere dichiarazioni attestanti l’avvenuto rilascio dell’informativa resa in apertura di rapporto.

L’Intermediario, in replica alle contestazioni effettuate dai Ricorrenti, ha sostenuto che:

  1. in relazione alla profilatura, i Ricorrenti – ancorché retail – avevano una sufficiente conoscenza ed esperienza;
  2. in relazione alla valutazione di adeguatezza, gli investimenti non sono avvenuti in regime di consulenza. Secondo l’Intermediario gli investimenti sono stati effettuati nell’ambito del servizio di ricezione e trasmissione di ordini, dal momento che questi ultimi sono stati disposti direttamente ed autonomamente senza alcun consiglio da parte del promotore finanziario.

Al fine di avallare la propria affermazione, l’Intermediario ha specificato di non aver avuto alcun tipo di interesse nel promuovere gli investimenti contestati, atteso che non ha operato sulla base di una convenzione di collocamento con il soggetto emittente delle singole obbligazioni;

l’Intermediario ha comunque evidenziato di essersi limitato a svolgere mere simulazioni ad uso interno circa l’adeguatezza di tali investimenti rispetto al profilo dei clienti, pur non essendo tenuto, nel caso di specie, a compiere alcuna valutazione di adeguatezza, e che i report elaborati hanno sempre riportato un esito positivo in ordine alla simulazione di adeguatezza rispetto al profilo dei clienti.  

  1. sono stati correttamente assolti gli obblighi informativi attraverso la descrizione del tipo di strumenti finanziari di cui si tratta, senza necessità di fornire di volta in volta specifiche informazioni sul singolo titolo oggetto di investimento, in ossequio alle prescrizioni dell’art. 31 Regolamento Intermediari n. 16190/2007, ratione temporis applicabile.

Dopo aver esaminato la documentazione delle parti in lite, l’Arbitro ha ritenuto meritevole di accoglimento il ricorso per le seguenti ragioni:

  1. In primis, in relazione al corretto assolvimento degli obblighi informativi, il Collegio non ha considerato soddisfacente la sola consegna del ‘‘Documento sulla natura e sui rischi degli strumenti finanziari’’, che i Ricorrenti hanno ricevuto in sede di sottoscrizione degli investimenti de quo. Invero, ha sostenuto l’Arbitro, tale presunta consegna non era idonea ad integrare l’adempimento dell’obbligo di cui all’articolo 31 del Regolamento Intermediari n. 16190/2007, ratione temporis vigente, il quale richiedeva di «fornire le informazioni sulle caratteristiche del tipo specifico di strumento interessato, nonché i rischi propri di tale tipo di strumento, in modo sufficientemente dettagliato da consentire al cliente di adottare decisioni di investimento informate».

Al contrario, l’Arbitro ha sostenuto che l’informativa prodotta in atti dall’Intermediario era, piuttosto, quella prevista dall’art. 27 del Regolamento Intermediari n. 16190/2007, che prevedeva informazioni generali relative ai rischi e alle caratteristiche delle varie tipologie di strumenti finanziari che l’Intermediario tratta e che usualmente viene rilasciata al cliente in occasione dell’apertura dei rapporti con l’Intermediario.

Al fine di evitare una inutile duplicazione con l’art. 27, Il Collegio ha chiarito che l’art 31 del Regolamento Intermediari, presupponeva un’informazione – temporalmente prossima all’investimento – sul tipo specifico di strumento finanziario, non potendosi ritenere sufficiente solo un’informativa rilasciata all’apertura dei rapporti.

A conferma della propria interpretazione, il Collegio ha richiamato anche l’articolo 33 del Regolamento Intermediari che, similmente, in materia di OICR, prevede la consegna del KIID, documento che contiene informazioni chiave sullo specifico strumenti trattato e che deve essere consegnato prima che venga eseguita ogni operazioni su OICR.

Nel caso di specie, l’Arbitro ha rilevato che i moduli d’ordine presenti nel fascicolo istruttorio risultavano del tutto privi di qualsiasi riferimento al tipo specifico di strumento acquistato, né tantomeno erano presenti in esso elementi atti a notiziare gli investitori circa il rischio emittente connesso agli specifici strumenti sottoscritti.

  1. In relazione alla profilatura, il Collegio ha osservato che i questionari MiFID prodotti in atti sono stati sottoscritti dai Ricorrenti. In proposito, il Collegio ha più volte avuto modo di affermare che, con la sottoscrizione del questionario, l’investitore assume la paternità delle dichiarazioni in esso contenute, e, in forza del principio di autoresponsabilità, non può che ritenersi ad esse vincolato[1].
  2. In merito alla valutazione di adeguatezza degli investimenti, l’Arbitro ha smentito che l’acquisto dei titoli sia avvenuto in sede di consulenza.

Al riguardo, a discapito del dato contrattuale che all’art. 1 delle condizioni generali di contratto prevedeva che gli strumenti in questa sede contestati non rientravano tra i prodotti per i quali è contemplata l’erogazione del citato servizio di consulenza, l’Arbitro ha rilevato degli elementi rivelatori della prestazione di un servizio di consulenza da parte del promotore. Nella documentazione versata in atti, l’Arbitro ha infatti riscontrato che diversi documenti coevi agli ordini sono stati denominati ‘‘report di consulenza’’, con relativo inserimento della dicitura ‘‘proposta di investimento’’. Secondo il Collegio, non è plausibile che l’Intermediario abbia usato simili denominazioni ignorandone la valenza giuridica e, comunque, non valutando il carattere decettivo di una tale comunicazione rivolta alla clientela.

Infine, il Collegio ha ritenuto che il report elaborato dall’Intermediario ai fini della valutazione di adeguatezza non avesse valenza interna, dal momento che quest’ultimo è stato elaborato in fase di inserimento dell’ordine, e dunque la suddetta valutazione è stata condivisa con i Ricorrenti, i quali hanno fatto affidamento circa l’effettuazione del servizio di consulenza.

In proposito, il Collegio ha rilevato che la Consob, nel documento «esiti alla consultazione per l’adozione del Regolamento n. 16190 del 2007», pur non escludendo la possibilità che il servizio di esecuzione di ordini possa non essere accompagnato dalla consulenza, ha fin da subito rilevato come nei fatti sia difficile il configurarsi di una tale situazione.

In conclusione, l’Arbitro ha richiamato i suggerimenti della Consob agli intermediari di «approntare meccanismi (contrattuali, organizzativi, procedurali, e di controllo) per rendere effettiva la conformazione dei propri collaboratori e dipendenti a contatto con la clientela a predefiniti modelli relazionali, nel presupposto che, di fatto, vista l’ampia nozione di consulenza resa dal legislatore in attuazione delle fonti comunitarie, può risultare elevato (specie quando si utilizzino forme di contatto non “automatiche”) il rischio che l’attività concretamente svolta sfoci nel presentare un dato strumento finanziario come adatto per quel cliente».

 

 

___________________________________

[1] Cfr., ex multis, Decisione ACF n. 6582 del 31 maggio 2023.

Seguici sui social: