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Nota a ABF, Collegio di Bologna, 17 novembre 2022, n. 14726.

di Alessio Buontempo

Praticante Avvocato

Con apposito ricorso la Società attrice contestava che la Banca – parte convenuta – avesse dato esecuzione, sul conto intestato alla Società, a 3 operazioni di illecito prelevamento per un ammontare complessivo di 120.000 euro ordinate dall’allora Presidente del CdA della stessa a proprio favore, tramite due assegni circolari e un bonifico. In particolare la Società precisa che il conto in questione venisse movimentato normalmente per precise operazioni di pagamento, come quelle di pagamento di professionisti, compensi amministratori e deleghe fiscali, evidenziando come mai in precedenza ci fossero state disposizioni simili a quelle poste in essere dal Presidente, se ne adduce quindi l’anomalia di dette operazioni rispetto alla ordinaria attività della società e del conto per concludere che le operazioni in questione, in applicazione degli artt. 1394, 1395 e 2475-ter c.c., risultano inopponibili alla Società, poiché disposte dall’allora Presidente al di fuori di ogni potere ricevuto, in conflitto di interessi e nel proprio esclusivo interesse e a danno della Società stessa. Nei confronti della Banca si contesta, dunque, il non aver adempiuto al proprio mandato con adeguata diligenza professionale, la quale avrebbe richiesto nel caso di specie – secondo la parte ricorrente -, la rilevazione del conflitto di interessi e la conseguente negazione dell’operazione se non previa autorizzazione della Società tramite un diverso amministratore.

Diversamente in sede di controdeduzioni la controparte eccepisce, in via preliminare, l’inammissibilità del ricorso in considerazione del fatto che la domanda risulti, piuttosto, essere diretta a chiedere al Collegio un provvedimento di annullamento di dette operazioni, e quindi una pronuncia di carattere costitutivo che esula dalle competenze dell’Arbitro; e in secondo luogo, nel merito, la Banca adduce che le operazioni contestate rientrassero in un ambito in cui vedeva il Presidente in carica il soggetto deputato a dare espressione agli orientamenti e intendimenti delle varie imprese del gruppo, e che la Banca si limitasse a dare mera esecuzione ad operazioni richiesta dal soggetto legittimato, in quanto titolare del potere ad operare sul rapporto di corrispondenza senza alcuna limitazione. In più la convenuta deposita anche apposita documentazione da cui risulta il conferimento di poteri di fibra rilasciati a favore dell’allora presidente a compiere operazioni in conflitto di interessi in deroga all’art. 1394 c.c, e a contrarre con se stesso ex art. 1395 c.c.

A proprio favore inoltre la Banca afferma, richiamando i principi espressi dallo stesso Arbitro e dalla giurisprudenza di merito secondo cui “il rapporto fra banca e correntista, pur dovendo ispirarsi ai principi di correttezza e buona fede che sono propri del diritto generale delle obbligazioni e dei contratti, non può essere in via generale interpretato nel senso che lintermediario sia obbligato a vigilare sui comportamenti posti in essere dal titolare del conto”; e inoltre che l’aver autorizzato le operazioni contestate non ha per la Banca comportato alcun tipo di vantaggio, non configurandosi con ciò un’ipotesi di comportamento illecito.

Il Collegio, passando alla trattazione in diritto della controversia rileva che la domanda formulata dal ricorrente – così come da questo precisato in sede di repliche – sia finalizzata a richiedere un provvedimento diretto ad accertare la inopponibilità delle operazioni in conto corrente nei suoi confronti e non un provvedimento di carattere costitutivo, ovvero l’annullamento delle stesse come eccepito dal controricorrente. Per quanto concerne invece il lamentato mancato assolvimento, dedotto dal ricorrente, da parte dell’intermediario degli obblighi di diligenza qualificata ex art. 1176, comma 2, c.c. in quanto quest’ultimo avrebbe dato esecuzione, senza svolgere gli opportuni controlli, viene richiesta la corresponsione della somma di euro 120.000 a titolo di rimborso e/o di risarcimento dei danni patrimoniali. Il Collegio rileva che una tale questione impone la necessaria verifica se la facoltà di disporre delle suddette operazioni rientrasse nei poteri attribuiti al Presidente del CdA e se l’intermediario dovesse effettivamente eseguire dei controlli sulla situazione di conflitto di interessi.

Il Collegio ha ritenuto respingere il ricorso sull’assunto che, anzitutto, da apposita visura camerale emerge che tra i poteri attribuiti all’attuale presidente del CdA rientra quello di svolgere, con potere di firma, tutte le operazioni bancarie di carattere ordinario relative a conti aperti dalla società, quali, a titolo esemplificativo, l’emissione di assegni e l’esecuzione di pagamenti a mezzo di bonifico bancario. È pacifico tra le parti che i poteri indicati nella predetta visura erano attribuiti anche all’ex Presidente, che ha disposto le operazioni in contestazione. In secondo luogo si rileva che l’intermediario ha prodotto il documento con il quale erano stati conferiti all’ex Presidente del CdA i poteri di firma per il conto intestato alla Società ricorrente, dalla cui analisi emerge che tali poteri includevano, tra l’altro, la facoltà di richiedere l’esecuzione di bonifici e l’emissione di assegni, anche in conflitto di interessi. In chiusura in ordine al conflitto di interessi, si segnala che l’ABF ha escluso che la verifica sul conflitto di interessi competa all’intermediario, a meno che le anomalie siano ‘eclatanti’.

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