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Cass. Civ., Sez. I, 29 novembre 2022, n. 35039.

di Beatrice Capoccia

Studio Legale Greco Gigante & Partners

Nel caso di specie la Cassazione, sulla scorta delle seguenti argomentazioni di diritto, rigetta le censure del ricorrente il quale, in sintesi, ritiene sussistente il proprio diritto ad ottenere dalla banca i documenti richiesti, anche oltre il termine decennale per l’effetto di quanto disposto dall’art. 1713 c.c., applicabile al caso de quo in luogo della disciplina speciale prevista ex art. 119, co. 4, TUB, entrata in vigore in epoca soltanto successiva alla nascita del rapporto contrattuale e, quindi, inapplicabile.

La Cassazione conferma i propri precedenti sul punto, ribadendo l’inapplicabilità al caso in commento della disciplina di cui all’art. 1713 c.c., alla luce tanto del principio generale di cui all’art. 2220 c.c. tanto, quale sua concreta applicazione, della disciplina speciale prevista dall’art. 119 TUB; naturale conseguenza è che “deve ritenersi vigente il principio generale di conservazione, da parte di ogni imprenditore commerciale” (e, dunque, ex art. 2195 c.c. anche di quello che esercita l’attività bancaria), “di tutta la documentazione contabile esclusivamente per la durata di dieci anni”.

Sostiene la Cassazione, infatti, che è vero che “l’istituto di credito, nell’esecuzione del rapporto di conto corrente bancario, è tenuto a dare conto al correntista delle modalità di impiego del denaro custodito e delle operazioni eseguite in tale ambito, fornendo, a richiesta dello stesso cliente, documentazione relativa a tutti i movimenti effettuati sul conto corrente, anche in base a quanto previsto dall’art. 1713 cod. civ.”; nondimeno, nell’ipotesi de qua, “occorre fare riferimento alle disposizioni specifiche contenute nel cosiddetto Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (Decreto Legislativo 1 settembre 1993, n. 385) all’art. 119”, la cui disposizione normativa circoscrive la pretesa del cliente-correntista ad ottenere l’esibizione della copia di siffatta documentazione entro il decennio, termine oltre il quale la banca non può essere chiamata a rispondere, sotto alcun profilo, della mancata conservazione di dette scritture.

Quanto alle osservazioni del ricorrente, nella parte in cui invoca l’asserita operatività del principio di irretroattività sancito al comma 6 dell’art. 161 TUB, la Corte risponde che  “(…) anche laddove si aderisse alla tesi favorevole alla non applicabilità della disciplina dettata dal Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, ai rapporti di conto corrente bancario instaurati prima dell’entrata in vigore di quest’ultimo, la pretesa del cliente dell’istituto di credito diretta ad ottenere, da quest’ultimo, la consegna di copia della documentazione concernente singole operazioni, sarebbe comunque limitata all’arco temporale dell’ultimo decennio prima della richiesta inoltrata alla banca, non sussistendo, in ragione del principio desumibile dall’art. 2220 cod. civ. (…), l’obbligo di quest’ultima di provvedere alla conservazione di detta documentazione oltre il limite temporale sopra indicato”.

Ciò detto, la Corte osserva – conformemente a quanto in sostanza già affermato in Cass. n. 24641 del 2021 – che l’art. 119 TUB non contiene un riferimento espresso all’estratto conto (che la banca ha, tra l’altro, l’obbligo di recapitare periodicamente al cliente), riferendosi (invece) alla (sola) «documentazione inerente a singole operazioni»; e tuttavia, ribadisce la Corte, “la latitudine della formulazione normativa, unitamente alla sua ratio[1], non consentono di revocare in dubbio che il cliente possa esigere l’adempimento dell’obbligazione, sancita dall’ultimo comma dell’articolo 119, anche con riguardo agli estratti conto[2], ed indipendentemente dal fatto che la banca abbia esattamente adempiuto l’obbligazione di consegna periodica degli estratti conto medesimi[3].

Assodato, dunque, che anche gli estratti conto possono rientrare nel perimetro applicativo (oltre che dell’art. 2220 c.c., pure) dell’art. 119, comma 4, TUB[4], conclude la Corte osservando che “in tema di rapporti bancari, la limitazione, entro il decennio, del termine di conservazione della documentazione bancaria (oggi espressa nell’art. 119, comma 4, da ultimo citato) corrisponde ad un principio generale (cfr. art. 2220 cod. civ) che, in quanto tale, non può che trovare applicazione, evidentemente, anche per i contratti conclusi anteriormente all’entrata in vigore del menzionato d.lgs. e, ancor prima, della legge n. 154 del 1992, in quest’ultimo poi trasfusa”, non potendo “esserci spazio per una loro interpretazione che affermi l’obbligo ed escluda al tempo stesso l’applicazione del termine”.

 

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[1] Da individuare, spiega la Corte in motivazione, “nell’esigenza di assicurare una più penetrante tutela dei terzi estranei all’attività imprenditoriale, rispetto ad un’eventuale posizione creditoria da essi fatta valere ovvero ad una contestazione sollevata, circostanza da cui discende che un eventuale inadempimento al riguardo da parte dell’istituto di credito potrebbe eventualmente rilevare, a favore della controparte, sotto il profilo della violazione dell’art. 1375 cod. civ.”.

[2] Per un approfondimento sul tema, v. anche www.dirittodelrisparmio.it/2022/05/11/limite-decennale-art-119-tub-ed-estratti-conto/, a commento della pronuncia dell’ABF, Collegio di Bologna, 6 aprile 2022, n. 5753, ove si legge a tal proposito che “la collazione sistemica della norma sugli estratti conto nell’art. 119 TUB, fa ritenere preferibile considerare l’estratto conto come una rappresentazione aggregata di singole operazioni, piuttosto che un documento di sintesi”.

[3] Da ultimo, cfr. Cass. n. 7874 del 2022.

[4] Una parte della giurisprudenza di merito, al contrario, precisa che: “quanto all’ordine di consegna in copia della documentazione ultradecennale, che, in ordine alla consegna dei documenti contrattuali, gli stessi non soggiacciono al limite decennale di cui all’art. 119 co. 4 TUB (tale articolo ha portata speciale rispetto alla generale previsione di cui all’art. 2220 c.c.) poiché non trattasi di meri documenti contabili ma di documenti contenenti l’atto costitutivo del rapporto, per il quale è prescritta ex art. 117 TUB la forma scritta, come tale esigibili dal cliente in copia nei limiti della decorrenza della prescrizione ordinaria (cioè dieci anni dalla chiusura del rapporto di conto corrente) e che, quanto agli estratti conto e agli scalari, neppure tale documentazione contabile di sintesi soggiace al limite della decennalità ex art. 119 co. 4 TUB, norma che si riferisce unicamente alla “documentazione inerente a singole operazioni” e non ai documenti di sintesi come appunto estratti conto e gli scalari che la banca è tenuta (in base al combinato disposto dei co. 1 e 2 dell’art. 119 TUB) a consegnare in copia al cliente durante il rapporto e alla sua scadenza con termine prescrizionale ordinario dalla chiusura del rapporto” (Trib. Bari, 7/10/2020; Trib. Catania, 14/01/2020; Trib. Napoli, 19/06/2019).

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