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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 11 novembre 2022, n. 33360.

Massima redazionale

A fronte della domanda di ripetizione dell’indebito, il cliente è onerato della produzione degli estratti conto, secondo il principio sancito dall’art. 2697 c.c. È stato, altresì, chiarito che è ammesso il calcolo della somma, da depurare dalle poste indebite, a partire dal primo estratto prodotto, e così via per i periodi successivi: saldo iniziale e saldi intermedi che, ove sfavorevoli al cliente (in quanto risulti un debito a suo carico) sono presi a base di partenza della situazione bancaria stessa. Difatti, laddove sia il correntista ad agire giudizialmente in ripetizione di indebito, con la domanda di accertamento giudiziale del saldo e di ripetizione delle somme indebitamente riscosse dall’istituto di credito, è tale soggetto, attore in giudizio, a doversi far carico della produzione dell’intera serie degli estratti conto, perché, con tale produzione, il correntista assolve all’onere di provare sia gli avvenuti pagamenti, sia la mancanza, rispetto ad essi, di una valida causa debendi[1].

Ciò posto, l’estratto conto non costituisce l’unico mezzo di prova attraverso cui ricostruire le movimentazioni del rapporto. Esso consente di avere un appropriato riscontro dell’identità e consistenza delle singole operazioni poste in atto e, tuttavia, in assenza di un indice normativo che autorizzi una diversa conclusione, non può escludersi che l’andamento del conto possa accertarsi avvalendosi di altri strumenti rappresentativi delle intercorse movimentazioni. In tal senso, a fronte della mancata acquisizione di una parte dei citati estratti, il giudice del merito potrebbe valorizzare, esemplificativamente, le contabili bancarie riferite alle singole operazioni o, a norma degli artt. 2709 e 2710 c.c., le risultanze delle scritture contabili[2]: per far fronte alla necessità di elaborazione di tali dati, quello stesso giudice ben potrebbe avvalersi di un consulente d’ufficio, essendo sicuramente consentito svolgere un accertamento tecnico contabile al fine di rideterminare il saldo del conto in base a quanto comunque emergente dai documenti prodotti in giudizio[3]. Rilevano, altresì, la condotta processuale della controparte ed ogni altro elemento idoneo a costituire argomento di prova, ai sensi dell’art. 116 c.p.c.

Dunque, ove attore in giudizio sia il correntista, sul medesimo grava l’onere probatorio dell’intero rapporto. Ne deriva che l’incompletezza della serie degli estratti conto si ripercuote sul cliente, su cui grava l’onere della prova degli indebiti pagamenti, in quanto, a quel punto, si partirà, volta a volta, dal “saldo a debito”, risultante dal primo estratto conto disponibile o da quelli intermedi dopo intervalli non coperti; oppure, ove lo deduca la stessa banca, si potrà partire dal c.d. “saldo zero”. In altri termini, sul cliente grava l’onere probatorio, in modo maggiore, in prima battuta; solo in seconda battuta e se la banca compia ammissioni, viene scomputato il debito anteriore al primo estratto conto disponibile. Infatti, in assenza di diverse evidenze, il conteggio del dare e avere deve essere effettuato partendo dal primo saldo a debito del cliente di cui si abbia evidenza[4]. Il correntista potrà, tuttavia, fornire elementi di prova sul pregresso andamento del conto, anche mediante la condotta processuale della banca, la quale ritenga di stralciare, in tutto o in parte, il credito da essa maturato in detto arco di tempo, o di riconoscersi addirittura debitrice di una data somma per le movimentazioni occorse nello stesso periodo. In mancanza di elementi nei due sensi indicati dovrà assumersi, come dato di partenza per la rielaborazione delle successive operazioni documentate, il detto saldo iniziale degli estratti conto acquisiti al giudizio, che, nel quadro delle risultanze di causa, è il dato più sfavorevole allo stesso attore.

 

 

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[1] Cfr. Cass. 02.05.2019, n. 11543; Cass. 07.05.2015, n. 9201; Cass. 13.10.2016, n. 20693; Cass. 23.10.2017, n. 24948.

[2] Non l’estratto notarile delle stesse, da cui risulti il mero saldo del conto: cfr. Cass. 10.05.2007, n. 10692; Cass. 25.11.2010, n. 23974.

[3] Cfr. Cass. 01.06.2018, n. 14074; Cass. 15.03.2016, n. 5091; Cass. 03.12.2018, n. 31187.

[4] Cfr. Cass. 28.11.2018, n. 30822.

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