Modifica delle caratteristiche del fondo di investimento e oneri informativi (anche ex post).



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Nota a ACF, 22 agosto 2022, n. 5770.

Massima redazionale

 

Nel caso di specie, il punto centrale della controversia attiene alla reale portata delle modifiche che hanno interessato il fondo a partire dal 1° gennaio 2020 e, segnatamente, se si sia trattato di una mera modifica di denominazione (sì come sostenuto dal resistente), ovvero, al contrario, se si sia trattato di variazioni di ordine sostanziale, implicanti un complessivo aggravamento e, comunque, una modifica delle condizioni di rischio dell’investimento.

Muovendo dalla tesi della natura solo nominalistica della variazione e dell’assenza di modifiche di ordine sostanziale, l’intermediario ha tratto la conclusione di non essere stato tenuto a dare informazioni al riguardo ricorrente, sebbene il prodotto fosse stato collocato a seguito della prestazione del servizio di consulenza, che comportava un obbligo di informativa ex post sulle vicende interessanti il prodotto.

Ciò posto, è avviso del Collegio che la modifica intervenuta non possa ridursi semplicisticamente a una variazione di ordine nominalistico. Se è vero, infatti, che il cambiamento della denominazione non abbia comportato un mutamento della politica complessiva del fondo, non meno vero è, tuttavia, anche che la stessa ridenominazione del fondo si sia resa necessaria a causa della modifica della “data target”. Si tratta di una circostanza dirimente, laddove si consideri che, secondo la documentazione informativa versata in atti, il comparto originariamente sottoscritto avrebbe perseguito, fino alla “data target” originariamente fissata, l’obiettivo di ottenere un rendimento positivo attraverso la suindicata politica di investimento, mentre al raggiungimento di quest’ultima l’obiettivo del comparto sarebbe stato quello di conservare il valore del capitale investito mediante investimenti principalmente in strumenti del mercato monetario. Se si muove da tale considerazione, consegue allora che la modifica della “data target”, congiuntamente al mantenimento della medesima politica di investimento, abbia determinato comunque un mutamento sostanziale delle condizioni di rischio dell’originario investimento effettuato dal ricorrente, dal momento che questi avrebbe dovuto abbandonare l’obiettivo di rendimento positivo per abbracciare un obiettivo di conservazione del capitale, trovandosi, per converso, improvvisamente esposto, in conseguenza del cambiamento della “data target”, a detenere quote di un comparto che, per ulteriori quattro anni, avrebbe continuato a perseguire l’obiettivo di rendimento positivo e non quello di conservazione del capitale.

Attesa la rilevanza sostanziale della modifica della data target l’intermediario non poteva esimersi dal rendere al ricorrente un’informativa precisa e puntuale, sì da consentirgli di assumere una scelta consapevole sul “se” proseguire nell’investimento ovvero liquidarlo. Siffatta informativa non può ritenersi assolta tramite la messa a disposizione del documento informativo nell’area riservata del sito, non essendo stata in concreto fornita dal resistente alcuna prova del fatto che il documento versato in atti sia stato effettivamente pubblicato nell’area riservata, e che il cliente vi abbia dunque potuto avere accesso.

Con riferimento all’inadempimento accertato, in ossequio al principio del “più probabile che non”, a giudizio del Collegio si deve inferire che, in uno scenario alternativo di corretta informazione, il ricorrente avrebbe scelto di liquidare l’investimento. Nella quantificazione del risarcimento occorre tenere conto che lo stesso ricorrente abbia ammesso di aver avuto percezione dell’aggravamento delle perdite; ne consegue, pertanto, che, essendo stato il ricorrente in condizione di disinvestire almeno da metà/fine febbraio 2020, il risarcimento debba essere liquidato in misura pari alla differenza tra quanto il ricorrente, ove tempestivamente informato, avrebbe potuto realizzare, sulla base dei valori medi del mese, e quanto egli avrebbe potuto ottenere se, dal momento dell’acquisita consapevolezza delle perdite, e sempre sulla base di valori medi degli ultimi giorni del mese, avesse liquidato l’investimento a tale ultima data (e conteggiando, ulteriormente, in detrazione anche i proventi netti percepiti, in quanto utilità che nello scenario alternativo di disinvestimento a dicembre egli non avrebbe conseguito).

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