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Nota a ABF, Collegio di Napoli, 24 giugno 2022, n. 9802.

Massima redazionale

 

Nel caso di specie, parte ricorrente rappresentava di essere cointestatario di un mutuo in euro indicizzato al franco svizzero, nonché di aver esercitato la facoltà di estinzione anticipata, con contestuale richiesta, da parte dell’intermediario del pagamento di € 8.409,48, a titolo di «rivalutazione», ai sensi della clausola n. 9 del contratto di mutuo, per cui l’importo del capitale residuo avrebbe dovuto essere prima convertito in franchi svizzeri al tasso di cambio convenzionale fissato nel contratto e, successivamente, riconvertito in euro al cambio franco/euro rilevato il giorno del rimborso (c.d. clausola di doppia conversione).

Il Collegio napoletano rileva come, sul punto, sia intervenuta recentemente la Cassazione[1], che ha statuito il principio per cui: «le clausole redatte in modo non chiaro e comprensibile possono essere qualificate vessatorio o abusive e pertanto affette da nullità, se determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritto e degli obblighi derivanti dal contratto»; «in tema di contratti tra professionisti e consumatore, allorché si controverta sulla chiarezza e comprensibilità delle clausole contrattuali … opera una presunzione legale, suscettibile di prova contraria, che genera un dovere di motivazione e di specifica confutazione in capo al giudice ordinario adito ai sensi dell’art. 37bis, comma 4, codice consumo e chiamato a occuparsi dello stesso regolamento contrattuale oggetto del provvedimento amministrativo reso dall’AGCM, che lo ha giudicato non chiaro e non sufficientemente comprensibile». Nella specie, il riferimento va, in particolare, al provvedimento AGCM del 9 luglio 2018, n. 26. Ciò premesso, in consonanza con i termini espressi dalla giurisprudenza di legittimità, più decisioni del Collegio di Coordinamento hanno ritenuto (pure richiamandosi alle decisioni della Corte di Giustizia)[2] la nullità della clausola attenzionata, rendendo inapplicabile il meccanismo di doppia conversione. Consequenzialmente, il cliente è tenuto a restituire esclusivamente la differenza tra la somma mutuata e il capitale già restituito[3].

[1] Il riferimento è a Cass. 31.08.2021, n. 23655.

[2] Il riferimento è a CGUE, 30.04.2014, n. 26.

[3] Cfr. ABF, n. 4135/2015, n. 5855/2015, n. 5866/2015, n. 5874/2015.

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