Rimesse e imputazione dei pagamenti ex art. 1194 c.c.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 20 giugno 2022, n. 19812.

Massima redazionale

 

La Prima Sezione Civile, con la recentissima ordinanza in oggetto, riafferma il principio per cui «Il principio di cui all’art. 1194 c.c., secondo cui ogni pagamento deve essere imputato prima agli interessi e poi al capitale salvo un diverso accordo con il creditore, postula che il credito sia liquido ed esigibile, atteso che solo questo, per sua natura, produce interessi ex art. 1282 c.c., sicché è inapplicabile al rapporto di conto corrente bancario, nella cui struttura unitaria le operazioni di prelievo e versamento non integrano distinti ed autonomi rapporti di debito e credito reciproci tra banca e cliente, per i quali, nel corso dello svolgimento del rapporto, si possa configurare un credito della banca rispetto a cui il pagamento del cliente debba essere imputato agli interessi. Il suddetto principio è, tuttavia, utilizzabile se al conto acceda un’apertura di credito, ex art. 1842 c.c., ove il correntista abbia effettuato versamenti o su conto cd. scoperto, destinati a coprire un passivo eccedente i limiti dell’accreditamento, o su conto in passivo a cui non acceda l’apertura di credito»[1].

Nella specie, non si contesta, da parte della Banca, che l’art. 1194 c.c. sull’imputazione dei pagamenti, non si applichi alle rimesse ripristinatorie, che pagamenti non sono, ma si lamenta, al contrario, che la Corte territoriale abbia fatto dei principi affermati da tale giurisprudenza (per come da ultimo ricordati) un’applicazione radicale, senza considerare, invece, che essa non riguarda, evidentemente, le rimesse solutorie: con la conseguenza, perciò, che la Corte d’Appello avrebbe dovuto distinguere, nella specie, tra rimesse solutorie e rimesse ripristinatorie. La doglianza, così proposta, è fondata proprio perché i giudici di seconde cure hanno applicato effettivamente in modo integrale i principi sopra ricordati in materia di imputazione ex art. 1194 c.c., senza alcuna distinzione tra rimesse solutorie e ripristinatorie. Né, al contempo, è corretto affermare che sarebbe stato onere della Banca dedurre specificamente e dimostrare quali rimesse abbiano carattere solutorio. Deve ritenersi, al contrario, che è onere della parte attrice allegare e provare l’erroneità dell’applicazione del criterio di imputazione di cui all’art. 1194, secondo comma, c.c., trattandosi di rimesse ripristinatorie: tale circostanza, invero, costituisce fatto costitutivo della domanda di accertamento negativo (condictio indebiti) proposta in giudizio e deve essere pertanto essere allegata e dimostrata per l’appunto dall’attore.

 

Qui l’ordinanza.

[1] Cfr. Cass. n. 10941/2016.

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