1 min read

Nota a Cass. Civ., Sez. I, 13 dicembre 2021, n. 39769.

di Donato Giovenzana

 

La Suprema Corte ribadisce che in tema di segnalazione alle cd. S.i.c., Società di informazioni creditizie per la facoltativa raccolta dei dati attinenti ai finanziamenti concessi ai soggetti censiti dagli intermediari aderenti, nella vigenza dell’art. 125 del d.lgs. n. 385 del 1993 (T.u.b.), secondo la versione conseguente al d.lgs. n. 141 del 2010 e antecedente alle modifiche introdotte nel T.u.b. con d.lgs. n. 72 del 2016, il profilo di legittimità della segnalazione in rapporto all’onere di preventivo avviso al debitore, che, per la prima volta, venga a essere classificato negativamente, assume rilievo unicamente ove si tratti di segnalazioni per operazioni di credito al consumo.

Ne segue che dalla mancanza di prova del perfezionamento dell’avviso presso il destinatario non può esser tratta la conseguenza della illegittimità della segnalazione ove questa riguardi, invece, finanziamenti non destinati nei termini detti, vale a dire non destinati specificamente al consumo (Cass. n. 14382-21).

Dalla motivazione della sentenza in argomento non emerge che il rapporto sottostante, che ha originato l’attività di segnalazione, fosse caratterizzato nel senso di un’operazione di credito al consumo. Quel che unicamente emerge è che si era dinanzi a inadempimenti (peraltro conclamati, non risultando esser stata contestata la veridicità di essi) riferibili alle rate di un mutuo, non si capisce per cosa accordato.

In tale lacunosa condizione, l’estensione dell’art. 125 del T.u.b. e della rilevanza effettuale della disciplina dell’onere di preventivo avviso dettata dal Codice di deontologia non risulta congruamente giustificata sul piano giuridico.

Per tale assorbente ragione la sentenza è stata cassata.

 

Qui l’ordinanza.

Iscriviti al nostro canale Telegram 👇