Obbligazioni Portugal Telecom e responsabilità dell’intermediario per mancata indicazione dello stato dell’emittente.



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Nota a ACF, 21 luglio 2021, n. 4004.

di Antonio Zurlo

 

Antefatto.

La decisione dell’Arbitro per le Controversie Finanziarie ha ad oggetto obbligazioni a tasso fisso, con cedola del 6,25%, semestrale (a gennaio e luglio) e scadenza 26 luglio 2016, emesse nel luglio 2012 dalla società Portugal Telecom SGPS Sa e che, nell’ambito di accordi funzionali alla cessione di tale società dalla holding Brasiliana OI Sa al gruppo Altice, nel maggio del 2015, venivano trasferite al veicolo finanziario Portugal Telecom International Finance B.V., che, a sua volta, in data 2 giugno 2015 – perfezionata la predetta cessione – rimaneva sotto il diretto controllo di OI Sa, garante delle obbligazioni in parola, la cui situazione finanziaria presentava criticità legate alla forte posizione debitoria ed al rallentamento economico del Brasile. Il 20 giugno 2016, a causa del verificarsi di un “Event of Default”, Oi Sa e le rispettive controllate (tra cui Portugal Telecom International Finance B.V.) chiedevano l’ammissione alla procedura di “Recuperacao Judicial”, presso il competente organo giudiziario brasiliano.

 

Decisione del Collegio.

Nel caso di specie, il Collegio rileva che: da un lato, parte ricorrente non abbia fornito elementi idonei a poter ritenere certamente comprovato che l’Intermediario avesse consigliato l’investimento (fornendo anche rassicurazioni sulla convenienza dell’operazione); dall’altro, il resistente non solo non abbia versato in atti il contratto-quadro, ma non abbia neanche provato che i clienti avessero rifiutato essi di avvalersi del servizio di consulenza, né, tantomeno, di aver effettivamente fornito le asserite delucidazioni in ordine all’investimento e, in pendenza dell’investimento, le informazioni relative alla procedura concorsuale dell’emittente.

In ogni caso, avuto riguardo agli elementi disponibili in atti, per quanto attiene all’informativa specifica sullo strumento finanziario, fornita al momento dell’investimento, risultano esibite, oltre al modulo d’ordine, alcune pagine informative con i dettagli tecnici dello stesso e una scheda prodotto sottoscritta dal disponente, nella quale sono evidenziate le principali caratteristiche dell’emissione e viene fornita una specifica dei rischi dello strumento. In particolare, sono dettagliati, con relative spiegazioni, l’Asset Class attribuito dall’Intermediario all’obbligazione (di livello 3=medio, su una scala da 1 a 6), il Rischio Emittente (valutato come “Medio-Alto”, con la seguente dicitura “il prezzo del titolo riflette la solidità patrimoniale della società emittente e le prospettive economiche della medesima”), il Rischio Mercato (indicato in “Basso”), il Rischio di Interesse, il Rischio di Liquidità (valutato come “Medio-Basso”).

L’ACF evidenzia come, sebbene l’acquisto fosse avvenuto nel 2016, nella prefata scheda prodotto nulla fosse esplicitato in merito al nuovo emittente e al nuovo garante delle obbligazioni, né, tantomeno, sulla relativa situazione finanziaria, al rating dell’emissione e dell’emittente, tutte informazioni che l’Intermediario ha sostenuto (senza addurre prova) di aver fornito per le vie brevi al cliente, tramite il proprio personale. Peraltro, la scheda prodotto non risulta aggiornata, in quanto come “descrizione titolo” viene ancora indicato il nominativo dell’emittente originario.

Ciò rilevato, a giudizio del Collegio, l’Intermediario non ha comprovato di aver assolto in modo diligente e conforme al quadro normativo di settore gli obblighi informativi e comportamentali sullo stesso incombenti, con particolare riferimento alla rappresentazione delle situazione in cui la società OI Sa già versava al momento dell’investimento, posto che, a partire dal mese di agosto 2015, questa era stata oggetto di downgrade da quasi tutte le agenzie di rating (che le avevano attribuito una valutazione creditizia in area BB, con prospettive negative). In tal senso, la valutazione globale dell’obbligazione come a rischio “medio” costituisce ulteriore riprova della sottostima dell’effettiva criticità insita nello strumento finanziario al momento dell’operazione.

 

Qui la decisione.

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