Sul regime probatorio nelle azioni di ripetizione e nelle azioni di accertamento.



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Nota a Trib. Nocera Inferiore, 26 aprile 2021.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Il Tribunale di Nocera, in via preliminare, premette che, nei giudizi promossi dal cliente – correntista, per far valere la nullità di clausole contrattuali o l’illegittimità degli addebiti, in vista della ripetizione di somme richieste dalla Banca in applicazione di clausole nulle (o, comunque, in forza di prassi illegittime), siano gravanti in capo alla parte attrice l’onere di allegare in maniera specifica i fatti posti alla base della domanda e quello di fornire la relativa prova.

Sotto quest’ultimo profilo, in ossequio alle regole generali in tema di ripartizione dell’onere probatorio di cui all’art. 2697 c.c., il correntista, che intenda far valere il carattere indebito di talune poste passive (assumendo che le stesse siano il portato dell’applicazione di interessi o di altre competenze fondate su clausole nulle o addirittura prive di previsione negoziale), è tenuto a comprovare gli avvenuti pagamenti non dovuti e la mancanza di una valida causa debendi; di conseguenza, in veste di attore, deve produrre quantomeno: 1) il contratto di conto corrente, per dimostrare che esso contenga la pattuizione di clausole illegittime; 2) gli estratti conto del rapporto di conto corrente[1].

Difatti, solo la produzione del contratto di conto corrente permette di ravvisare l’eventuale esistenza di clausole illegittime (per esempio, stante la divergenza dei tassi debitori ultralegali pattuiti rispetto a quelli applicati oppure per il superamento originario del tasso soglia usura). Del pari, gli estratti conto, inoltre, quali documenti contenenti la dettagliata indicazione dei movimenti del rapporto, sono indispensabili al fine della verifica delle poste che sono state addebitate e accreditate in conto e, quindi, della determinazione del saldo finale.

Tale regime probatorio deve ritenersi applicabile non soltanto alle azioni di ripetizione di indebito promosse dal cliente[2], ma anche alle azioni di accertamento negativo[3].

Non può, per contro, aderirsi all’interpretazione secondo cui, in ragione del principio di prossimità o vicinanza della prova, debba essere la Banca a fornire la documentazione che il cliente correntista non abbia avuto cura di conservare. Invero, il principio di prossimità (o vicinanza della prova), in quanto eccezionale deroga al canonico regime della sua ripartizione, deve trovare una pregnante legittimazione che non può semplicisticamente esaurirsi nella diversità di forza economica dei contendenti, esigendo l’impossibilità dell’acquisizione simmetrica, che, nella specie, è negata dall’obbligo ex art. 117 TUB, per cui, in materia bancaria, «i contratti sono redatti per iscritto e un esemplare è consegnato ai clienti»[4]. Nel caso in cui, dunque, non sia esplicitamente, specificamente ed inequivocabilmente contestata la inesistenza assoluta del contratto in forma scritta ma, al contrario, si impugni la illegittimità del suo contenuto, graverà sul cliente – attore l’onere di allegare il contratto a sostegno delle proprie asserzioni e i relativi estratti conto.

Nel caso di specie, parte attrice depositava solo parte degli estratti conto, non allegava il contratto di conto corrente, rispetto al quale formulava, altresì, istanza di esibizione documentale, ai sensi dell’art. 210 c.p.c. Tale richiesta è stata ritenuta inammissibile dal Tribunale campano, difettando il presupposto di indispensabilità ai fini del giudizio previsto dalla suddetta norma; più nello specifico, la documentazione richiesta (ovverosia, il contratto di conto corrente e gli estratti conto, nel limite dei precedenti dieci anni) era già stata consegnata dalla Banca convenuta all’attrice, in sede di un precedente giudizio cautelare, ex art. 700 c.p.c.; lo stesso Istituto, peraltro, aveva provveduto nuovamente ad allegare la documentazione richiesta alla propria comparsa di costituzione.

In particolare, la convenuta allegava tutti i contratti stipulati nel tempo tra le parti e gli estratti conto in suo possesso, riferibili all’ultimo decennio, non potendo essere obbligata a consegnare quelli di data anteriore, ai sensi di quanto espressamente previsto dall’art. 2220 c.c. La giurisprudenza ha, difatti, specificato che tale limite non operi soltanto nel caso in cui ad agire in giudizio sia la stessa banca (gravando, in quel caso sulla stessa, in qualità di attrice, l’onere di provare il proprio credito, allegando tutti gli estratti conto integrali, dall’inizio alla fine del rapporto, senza poter invocare la suddetta norma): essendo il correntista, nella specie, ad agire per la ripetizione dell’indebito, non grava sull’Istituto alcun onere probatorio in tal senso. Di conseguenza, essendo la documentazione richiesta già in possesso di parte attrice (peraltro prima del giudizio) e posto che la stessa avrebbe dovuto allegarla, adempiendo al proprio onere probatorio, l’ordine di esibizione è stato dichiarato inammissibile: inoltre, la documentazione di cui si chiedeva l’esibizione è già stata allegata spontaneamente dalla banca convenuta, rendendo inutile – oltre che inammissibile – l’ordine di esibizione richiesto.

 

 

Qui la sentenza.


[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 28.11.2018, n. 30822; Cass. Civ., Sez. VI, 23.10.2017, n. 24948.

[2] Cfr. ex multis Cass., 14 maggio 2012, n. 7501.

[3] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 7 maggio 2015, n. 9201.

[4] Così, Cass. Civ., Sez. VI, 04.04.2016, n. 6511.

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