Phishing e ripartizione dell’onere probatorio.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 26 novembre 2020, n. 26916.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

In tema di responsabilità della Banca, in caso di operazioni effettuate a mezzo di strumenti elettronici, anche al fine di garantire la fiducia degli utenti nella sicurezza del sistema (che, invero, rappresenta interesse degli stessi operatori), è del tutto ragionevole ricondurre nell’area del rischio professionale del prestatore dei servizi di pagamento (prevedibile ed evitabile con appropriate misure finalizzate a verificare la riconducibilità delle operazioni alla volontà del cliente) la possibilità di un’utilizzazione dei codici di accesso al sistema da parte dei terzi, non attribuibile al dolo del titolare o a comportamenti talmente incauti da non poter essere fronteggiati in anticipo.

Ne consegue che, anche prima dell’entrata in vigore del D.lgs. n. 11/2010, attuativo della Direttiva n. 2007/64/CE relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, l’erogatore di servizi, cui è richiesta una diligenza di natura tecnica (da valutarsi con il parametro dell’accorto banchiere), è tenuto a fornire la prova della riconducibilità dell’operazione al cliente[1]; nella fattispecie de qua, il Tribunale ha ritenuto che, posta la prova presuntiva del rispetto delle «normative tecniche vigenti all’epoca dei fatti…» e quindi «dell’idoneità delle protezioni adottate dalla società contro l’uso non autorizzato dei mezzi elettronici di pagamento riferiva all’attore l’onere di provare di aver a sua volta tenuto un comportamento esente da colpa.» nella custodia della carta e dei codici in modo da evitare furti o smarrimenti neppure circostanziati e che avrebbero potuto eludere anche i sistemi preventivi di clonazioni. Siffatte affermazioni disattendono il riparto degli oneri della prova sì come ricostruito, a fronte del quale resta irrilevante la mancata specifica di circostanze quali furto o smarrimento di carta o codici che, peraltro, non è dato sapere come avrebbero potuto conoscersi, e dunque allegarsi, dalla persona offesa, ove non accadute.

 

 

Qui la pronuncia.


[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 3 febbraio 2017, n. 2950, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. III, 5 luglio 2019, n. 18045, secondo cui la responsabilità della banca per operazioni effettuate a mezzo di strumenti elettronici, con particolare riguardo alla verifica della loro riconducibilità alla volontà del cliente mediante il controllo dell’utilizzazione illecita dei relativi codici da parte di terzi, ha natura contrattuale e, quindi, va esclusa solo se ricorre una situazione di colpa grave dell’utente, configurabile, ad esempio, nel caso di protratta attesa prima di comunicare l’uso non autorizzato dello strumento di pagamento, posto che la sollecita consultazione degli estratti gli avrebbe consentito di conoscere quell’uso in tempo più utile.

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