Obbligazioni subordinate e diritto del risarcimento per violazione dell’onere informativo.



Nota a ACF, 17 gennaio 2020, n. 2150.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la recentissima decisione in oggetto, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie (d’ora innanzi, ACF) ha statuito che la subordinazione dei titoli obbligazionari debba essere oggetto di puntuale e specifica comunicazione precontrattuale, dal momento che tale clausola influenza in maniera determinante la caratterizzazione dell’investimento.

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Nel caso di specie, i ricorrenti chiedevano il risarcimento del danno patito in conseguenza dell’inadempimento dell’Intermediario resistente agli obblighi di informazione precontrattuale, segnatamente con riferimento alle caratteristiche e al grado di rischio delle obbligazioni negoziate.

L’ACF giudica meritevole di accoglimento la doglianza. Difatti, nell’ordine di acquisto, versato in atti, non vi era alcuna indicazione sulle caratteristiche degli strumenti finanziari, né, tantomeno, alcun riferimento alla clausola di subordinazione. A tale ultimo riguardo, non condivisibile era l’obiezione mossa dalla resistente, ovverosia che, al tempo dell’investimento, nessuna norma imponesse espressamente una distinzione, a livello informativo, tra le obbligazioni ordinarie e quelle subordinate.   

La circostanza che l’indicazione della natura subordinata non fosse normativamente richiesta non è, di per sé, evidentemente preclusiva di un diligente assolvimento degli obblighi di informazione e, più in generale, dell’obbligo di agire nel migliore interesse del cliente: in tal guisa, l’Intermediario avrebbe dovuto rendere edotto quest’ultimo anche dell’esistenza della clausola in questione. La subordinazione, difatti, ha un’inferenza rilevante sulla caratterizzazione del titolo, dal momento che concorre a modificare l’ordine di preferenza con cui i sottoscrittori potranno avere soddisfazione, postergando la loro posizione a quella degli altri obbligazionisti ordinari: incide, dunque, sul livello del rischio assunto, sicché la relativa informazione non può certo dirsi indifferente per l’investitore, e questo a prescindere da come la disciplina vigente ratione temporis conformasse lo standard informativo, peraltro minimo, sempre dovuto.

Difettando tale puntuale indicazione, l’Intermediario resistente era evidentemente inadempiente, rispetto agli oneri informativi precontrattuali, normativamente imposti. Inadempimento con una sicura incidenza causale nella determinazione dei ricorrenti all’acquisto, potendosi, consequenzialmente, affermare, in ossequio al principio del “più probabile che non”, che con una diversa informazione i ricorrenti si sarebbero scientemente orientati in maniera diversa.

In termini di liquidabilità, senza soluzione di continuità con l’orientamento espresso con riferimento a vicende non dissimili a quella oggetto di controversia, il danno deve essere liquidato detraendo dal capitale investito sia l’ammontare delle cedole complessivamente incassate (la cui percezione non è contestata), in quanto trattasi di utilità che i ricorrenti non avrebbero conseguito in assenza dell’investimento (non valendo, in senso contrario, la buona fede nella riscossione, eccepita dai ricorrenti, né, parimenti, la possibilità di una loro ritenzione, a titolo di ulteriore voce di danno), sia il valore ritratto dalla vendita delle azioni, in cui le obbligazioni sono state convertite.

 

 

Qui il testo integrale della decisione.

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