La valutazione di adeguatezza: breve vademecum dell’ACF.



Nota a ACF, 25 novembre 2019, n. 2030.

di Antonio Zurlo 

 

 

 

 

Con la decisione in oggetto l’Arbitro per le Controversie Finanziarie (d’ora innanzi, ACF) rassegna le questioni più rilevanti, in relazione alla valutazione di adeguatezza di un’operazione finanziaria, alla sua fattiva esecuzione, nonché agli eventuali corollari processuali (profili di responsabilità ascrivibili all’intermediario e ripartizione dell’onere probatorio tra quest’ultimo e il cliente – investitore).  

Sugli intermediari grava anche un generale obbligo di profilatura dei singoli prodotti, atteso che ciò costituisce un presupposto logico per l’attuazione di una corretta valutazione di adeguatezza degli stessi rispetto al profilo di rischio del cliente. E, allora, non può convincere il fatto che l’intermediario abbia riconosciuto ai propri titoli azionari un profilo di “rischio basso” al momento della sottoscrizione. Infatti, come già ha avuto modo di rilevare questo Collegio in casi analoghi, tale valutazione non può che suscitare quantomeno forti perplessità in termini di ragionevolezza, non solo in considerazione del fatto che trattavasi, comunque, di capitale di rischio ma, e soprattutto, per la loro natura di strumenti illiquidi, che in quanto tali espongono il risparmiatore non solo al rischio di possibile perdita prospettica dell’intero capitale investito ma anche a quello ben più concreto di trovarsi nella condizione di non poter liquidare l’investimento in tempi ragionevoli[1].

L’adeguatezza deve, peraltro, essere valutata anche assumendo come riferimento un parametro quantitativo, ovverosia la concentrazione di titoli della stessa natura nel portafoglio del cliente – investitore. A tal riguardo, in una fattispecie non dissimile da quella oggetto della decisione annotata[2], l’ACF aveva già rilevato che, a prescindere dalla qualificazione del servizio prestato, un inadempimento di quest’ultimo emerge, in termini generali, con riguardo a tutte le operazioni complessivamente considerate, dalla concentrazione degli investimenti del Ricorrente in titoli azionari dello stesso Intermediario e dalla mancata diversificazione del portafoglio titoli, che costituiscono indice sintomatico di una strategia d’investimento “suggerita” dall’Intermediario per favorire il collocamento di strumenti da esso stesso emessi, in evidente contrasto con l’interesse del cliente. Al contempo,l’intermediario, per adempiere al meglio il proprio incarico, avrebbe dovuto diligentemente valutare l’adeguatezza non solo delle singole operazioni, ma anche dell’investimento complessivamente effettuato dal Ricorrente. Di tal guisa, è stato anche evidenziato che un dossier titoli composto per la sua interezza di titoli illiquidi debba essere di per sé considerato come strutturalmente inadeguato[3]

Relativamente all’asserita violazione delle disposizioni contenute nella Comunicazione Consob del 2 marzo 2009, n. 9019104, in materia di illiquidi, il Collegio rileva preliminarmente come la Banca resistente, non avendo considerando illiquidi i propri titoli azionari, avesse implicitamente riconosciuto di non aver rispettato i più stringenti obblighi ivi presenti, perlomeno con riferimento a quelle operazioni di investimento concluse dopo l’adozione della Comunicazione de qua.

Sulla questione, è stato, invero a più riprese, affermato che se [sia] vero che la liquidità, cosi come per converso l’illiquidità, di uno strumento finanziario [sia] una situazione di fatto, e che dunque [sia]  ben possibile, con riferimento ad un medesimo strumento finanziario, che quella situazione si modifichi nel corso del tempo, sicché uno strumento che prima era liquido divenga illiquido, o viceversa, vero è anche che in presenza di una situazione di fatto […] in cui il titolo è da tempo pacificamente illiquido […] è evidentemente preciso onere dell’intermediario fornire una prova adeguata del fatto contrario, vale a dire del fatto che, invece, alla data dell’operazione di investimento esisteva la asserita condizione di liquidità. Precisa, inoltre, lo stesso Collegio come, nel caso in cui l’intermediario, per giustificare di non aver fornito le informazioni di dettaglio prescritte dalla Comunicazione CONSOB del marzo 2009, si sia limitato ad allegare genericamente la classificazione delle azioni come liquide, al momento della sottoscrizione, ma senza fornire, al contempo, alcuna prova dell’effettivo grado di liquidità a quella medesima data, debba ritenersi conseguentemente accertato l’ulteriore inadempimento del resistente ai propri specifici obblighi di informazione[4]

Con riferimento al puntuale adempimento degli obblighi informativi, normativamente previsti, ai sensi dell’art. 21 TUF, nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento, gli intermediari sono tenuti ad agire con diligenza, correttezza e trasparenza per soddisfare al meglio gli interessi dei propri clienti, nonché preservare l’integrità del mercato. In tale ottica, sono tenuti ad acquisire le informazioni necessarie per poter operare in modo che i clienti siano sempre adeguatamente informati, mediante la predisposizione di un set informativo specificamente parametrato al profilo effettivo del singolo investitore. Gli obblighi informativi de quibus si inseriscono, difatti, in un’architettura normativa finalizzata a ottimizzare la realizzazione degli interessi propri di ciascun cliente, adattando la prestazione erogata in ragione delle specifiche caratteristiche (esperienza, conoscenza, obiettivi di investimento, situazione patrimoniale) del contraente. Su di un piano più strettamente operativo, ne deriva che la mera pubblicazione e messa a disposizione di un prospetto di offerta non è sufficiente a far ritenere che siano correttamente adempiuti gli (ulteriori e finalisticamente differenziati) obblighi di informazione che l’intermediario, in quanto tale, è tenuto ad osservare nei confronti della clientela, poiché l’intermediario (ancorché anche emittente) che fornisce un servizio di investimento […] non può all’evidenza limitarsi ad informare la clientela della circostanza che è stato pubblicato un prospetto informativo e che tale prospetto è disponibile per gli interessati[5].

Da ultimo, devesi rilevare che, mentre è onere dell’intermediario dimostrare di avere agito con tutta la diligenza richiesta, è onere del ricorrente fornire adeguata evidenza che la violazione che egli imputa all’intermediario medesimo gli abbia provocato un danno concreto ed attuale[6]

 

Qui il testo integrale della decisione.


[1] V, tra le tante, ACF, 29 novembre 2017, n. 127.

[2] Il riferimento è a ACF, 9 febbraio 2018, n. 262.

[3] In tal senso, ACF, 9 marzo 2018, n. 314.

[4] V. ACF, 13 aprile 2018, n. 380.

[5] Così, ACF, 6 ottobre 2017, n. 71.

[6] V. ex multis ACF, 30 gennaio 2019, n. 1391.

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap