Risarcimento danni da pagamento di assegno falsificato



Trib. Napoli, sent. 759 del 24.01.2018

 


Il tribunale di Napoli si esprime in merito ad una richiesta di risarcimento danni da pagamento di assegno falsificato. In primo grado, il GdP condannava la Banca al pagamento della somma quantificata in euro 2750 , oltre interessi di mora dalla domanda e spese di lite, a titolo di risarcimento danni per aver pagato ad un soggetto non identificato l’assegno di traenza – non trasferibile – tratto sulla Banca stessa.

Avverso la sentenza proponeva appello la Banca chiedendo il rigetto della domanda proposta in primo grado e la condanna alla restituzione di quanto pagato in esecuzione della sentenza. Il GdP nell’accogliere la domanda scriveva che: “Reputa il giudice che nel caso in esame ricorrono i presupposti per applicare la prescrizione dettata con l’art. 43 L.A. … norma che fa cadere sulla banca che paga l’assegno bancario a soggetto diverso la responsabilità del pagamento indipendentemente dal grado di diligenza adoperato nell’identificare il prenditore e che, per questo, risponde anche per colpa lieve”. A tal riguardo parte appellante, con il primo motivo di appello, deduceva che, a suo dire: l’art. 43 LA “intende tutelare il prenditore o la banca girataria, ma non certamente il soggetto che ha dato la disposizione di pagamento, sicché quest’ultimo può invocare la responsabilità contrattuale, ma al più quella extracontrattuale, con conseguente inversione dell’onere della prova sulla diligenza nella negoziazione”[1].

Dalla motivazione emerge che “Alla luce dei principi esposti la banca è tenuta, in via generale, ad una condotta diligente improntata alla conformità alle regole che presidiano la circolazione e l’incasso dei titoli in virtù di un obbligo professionale reciprocamente applicabile anche nei rapporti tra istituti bancari, come indicano le Sezioni Unite (la cd. diligenza dell’accorto banchiere) ma la speciale responsabilità, estesa anche alla condotta incolpevole, incombente sulla banca negoziatrice che abbia erroneamente consentito la riscossione, pur senza colpa, dell’importo di un assegno circolare da parte di chi non ne era titolare, può trovare applicazione esclusivamente nel rapporto tra tale istituto e l’intestatario effettivo. Solo sulla banca negoziatrice incombe l’obbligo, derivante dalla normativa speciale sopra richiamata, di pagare all’effettivo legittimato l’importo dell’assegno circolare pur se già corrisposto senza colpa ad un terzo presentatosi all’incasso. La regola non trova applicazione quando, come nella specie, la banca trattaria abbia agito nei confronti della negoziatrice dopo aver provveduto nuovamente a pagare l’importo dell’assegno circolare all’effettivo titolare verosimilmente in virtù del rapporto causale sottostante, non essendovi tenuta in virtù del peculiare regime giuridico di protezione del titolo in questione, tenuto conto che dalla lettura degli atti processuali non emerge che l’azione proposta, nella specie, dalla banca trattaria, pur potendosi qualificare di responsabilità latu sensu contrattuale, nella peculiare configurazione che ne danno le S.U., nella citata pronuncia n. 14712 del 2007, non esclude l’accertamento del requisito soggettivo della condotta colpevole, ancorché sulla base del parametro più rigoroso degli obblighi dell’accorto banchiere”.

Il Tribunale di Napoli, in accoglimento dell’appello avverso la pronuncia del GdP, rileva che quest’ultimo ha errato nell’accogliere in primo grado una domanda con cui si invocava, ex art. 43 LA, una forma di responsabilità non deducibile nel caso di specie.

[1] Effettivamente, Cass. 6560/2016 spiega che: “La speciale responsabilità, estesa anche alla condotta incolpevole, incombente sulla banca negoziatrice che abbia erroneamente consentito la riscossione, pur senza colpa, dell’importo di un assegno circolare da parte di chi non ne era titolare, trova applicazione esclusivamente nel rapporto tra la prima e l’intestatario effettivo del titolo, e non anche quando, come nella specie, la banca trattaria abbia agito nei confronti della negoziatrice girataria per l’incasso, dovendosi, invece, in tale ipotesi, accertare l’eventuale condotta colpevole di quest’ultimo soggetto.”

Qui la sentenza: Trib. Napoli, sent. 759.2018

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